Causarono un trauma cranico a un ragazzo per una spilla antifascista. Individuati tre esponenti di CasaPound

Roberto Tarallo in una immagine dopo l'aggressione. "Pezzo di ..... togli questo giubbino, cos'è questo stemma". Erano in prima fila a Roma con il braccio destro teso per la commemorazione di Acca Larentia quattro delle cinque persone legate al movimento neo fascista CasaPound di Napoli indagate per l'aggressione scattata la sera del 12 ottobre, nel quartiere del Vomero, ai danni di un fotografo 44enne, Roberto Tarallo, colpevole solo di indossare un giubbotto con simboli antifascisti. L'aggressione, subito ricondotta all'estrema destra partenopea, suscitò la reazione di diverse forze politiche e la stessa vittima rilasciò dichiarazioni, esponendo il suo volto tumefatto ("è l'immagine che vedo tutti i giorni quando mi guardo allo specchio"), contro quella violenza. ANSA

Tre esponenti del movimento neofascista CasaPound sono stati identificati dalla Digos dopo aver brutalmente aggredito un fotografo napoletano lo scorso ottobre. Il motivo dell’aggressione è da ricondursi ad una spilla con un logo antifascista indossata dal fotografo. Questo è quanto si apprende da una notizia di Ansa Campania che ha reso noti i dettagli sull’aggressione e i legami con il movimento neofascista dei tre che adesso risultano agli arresti domiciliari. L’uomo, che lo scorso 12 ottobre 2023 ha riportato un severo trauma cranico, fu immobilizzato, minacciato con un coltello, colpito a calci e pugni per aver indossato un giubbotto -poi rubatogli- con una spilla recante un logo neofascista. Le indagini della Digos, coordinate dalla Procura della Repubblica di Napoli, Gruppo antiterrorismo, hanno permesso di individuare gli indagati tramite l’analisi delle telecamere di videosorveglianza. Inoltre si è reso noto che insieme ai tre ci fosse un quarto esponente a cui però è stato notificato solo un divieto di dimora. I quattro neofascisti, hanno preso parte in questi mesi anche a diverse manifestazioni, come quella di Acca Larentia, che ha suscitato molto scalpore in tutto il Paese poichè potrebbe ricondursi ad un reato identificabile come apologia del fascismo. La Digos ha poi indagato anche nella sede di CasaPound a Napoli per trovare tracce sull’ aggressione e ha perquisito anche le case dei quattro indagati.

Carmen De Fina

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