La notizia dell’arresto di Franco Alfieri, sindaco di Capaccio Paestum, ha scosso profondamente la politica campana e, in particolare, il Partito Democratico di Salerno, tradizionalmente sotto l’egida di Vincenzo De Luca. Alfieri si trovava già sotto i riflettori per la sua controversa carriera politica, ma le recenti indagini hanno portato alla luce una presunta rete di corruzione e favoritismi che ha portato il sindaco a utilizzare metodi singolari per evitare le intercettazioni. Secondo le accuse, Alfieri avrebbe comunicato solo attraverso pizzini, distruggendoli dopo la lettura . Le origini della sua carriera politica affondano nel Cilento, dove ha ricoperto vari ruoli istituzionali, da sindaco di Torchiara a quello di Agropoli, fino all’attuale carica di sindaco di Capaccio Paestum. In un contesto politico già delicato, il fermo di Alfieri si è rivelato un durissimo colpo per il PD, costretto a emettere un comunicato di sospensione dal partito. Le reazioni dell’opposizione, rappresentata da grillini e centrodestra, non si sono fatte attendere, puntando il dito contro la gestione del potere da parte dei deluchiani e reclamando maggiore trasparenza. Ma chi ha affiancato Alfieri in questi anni? Tra i suoi collaboratori più stretti c’è Andrea Campanile, giovane dipendente comunale, finito anch’egli ai domiciliari. Campanile emerge come un attore chiave nel presunto schema di corruzione, fungendo da intermediario tra il sindaco e i tecnici coinvolti nelle gare d’appalto.

Le sue funzioni includevano non solo la trasmissione di direttive, ma anche la pianificazione con la Dervit S.p.A., l’azienda che si sarebbe aggiudicata i lavori pubblici attraverso modalità discutibili. La vicenda coinvolge anche la sorella di Alfieri, Elvira, legale rappresentante della Alfieri Impianti S.r.l., che avrebbe beneficiato dei contratti appaltati grazie alle manovre del fratello e alla Dervit. Gli indagati, tra cui Carmine Greco, responsabile tecnico del Comune, hanno ulteriormente aggravato le loro posizioni, rivelando un presunto sistema collaudato di corruzione che ha distorto i principi di trasparenza e concorrenza. L’inchiesta ha messo in evidenza non solo le dinamiche illecite nelle gare d’appalto, ma anche come la rete di favori e influenze si sia estesa a variazioni progettuali e a decisioni politiche cruciali. Conversazioni intercettate tra gli indagati, confermano la centralità di Alfieri nel progettare e gestire gli interessi dei suoi collaboratori e degli imprenditori coinvolti.














