Nelle oltre 400 pagine di ordinanza sull’omicidio di Angelo Vassallo, una figura importante per scoprire cosa sia accaduto è quella di Romolo Ridosso, ex collaboratore di giustizia e figura di spicco del clan Loreto-Ridosso. Ridosso avrebbe iniziato a interessarsi alla gestione di affari illegali lontano dai suoi contatti scafatesi, intrecciando rapporti con l’imprenditore Giuseppe Cipriano e il carabiniere Lazzaro Cioffi, uomo di fiducia del colonnello Cagnazzo. Il piano era quello di reinvestire i proventi della droga in attività “legali”, come distributori di benzina, per contrastare i rivali del clan dei casalesi. In una delle intercettazioni chiave, Ridosso avrebbe mormorato: “Ci simm fatt pur o’ pescator”, frase captata da Antonella Mosca, sua compagna, all’indomani del delitto Vassallo.
Il tutto è emerso anche dopo le testimonianze di due detenuti, Eugenio D’Atri e Francesco Casillo, che avrebbero confermato le rivelazioni di Ridosso sui suoi legami con il carabiniere Cioffi, soprannominato “Marcolino” nel contesto dello spaccio di sostanze stupefacenti. L’altro personaggio che emerge nell’inchiesta è ovviamente Fabio Cagnazzo, che secondo gli inquirenti sarebbe stato mosso dal desiderio di “salvare l’onore”. Temendo di essere denunciato da Vassallo, Cagnazzo avrebbe pianificato l’omicidio. Tra le prove più significative, una sigaretta Lucky Strike rinvenuta sul luogo del delitto e attribuita inizialmente a un sospettato, Bruno Humberto Damiani, detto il “brasiliano”, indicato dallo stesso Cagnazzo che indagava o diceva di farlo, anche se non era nel suo territorio ma ad Acciaroli per vacanze. Tuttavia, gli inquirenti hanno ritenuto inattendibili le dichiarazioni di Cagnazzo su Damiani, che si è rivelato un depistaggio.
Ruolo chiave la testimonianza di Pierluca Cillo, agente immobiliare e amico di Vassallo, che racconta i timori del sindaco. “Ogni volta che torno a casa, cambio strada per sicurezza”, confidava Vassallo. Solo dopo diverse reticenze, Cillo ha parlato ai magistrati della sua amicizia con Giusy Vassallo, figlia del sindaco, che gli avrebbe rivelato le paure del padre per il coinvolgimento di Cagnazzo e Cioffi nel traffico di droga. Questo legame ha innescato una serie di pressioni e minacce su Cillo, tanto che fu costretto a denunciare un’aggressione subita dall’ufficiale dei carabiniere.
