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martedì, 20 Gennaio, 2026
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Trasfusione infetta nel 1989, risarcimento da 300mila euro per paziente valdianese

Un risarcimento di circa 300mila euro per una trasfusione infetta. E’ quanto il Ministero della Salute dovrà risarcire a un paziente del Vallo di Diano.

La vicenda risale al 1989 quando l’uomo dovette ricorrere, a causa di una ferita, a una trasfusione di sangue nell’ospedale di Polla. A inizio degli anni Duemila si accorse di avere una epatopatia cronica HCV correlata, con manifesta alterazione dei segni di epatolisi. E circa 20 anni il Ministero della Salute è stato condannato al risarcimento di circa 300mila euro. Si tratta della storia di uomo valdianese di circa 60 anni, tutelato dall’avvocato Valentina Gasaro. La storia comincia nel marzo del 1989 quando il salese fu costretto a ricorrere a una trasfusione a causa di una grave ferita. Si recò, quindi, al “Luigi Curto” e venne sottoposto alla trasfusione. Tuttavia lo sfortunato protagonista di questa storia non si è accorto subito di essere rimasto infettato e solo a inizio degli Anni Duemila porta avanti degli accertamenti di fronte alle problematiche di salute. Si risale, quindi, alla sacca che – in base alle analisi dei periti – risultava essere positiva per anti-HCV. Inizia quindi il braccio di ferro giudiziario con il Ministero della Salute che tra le altre cose ha anche più volte avanzato l’ipotesi che il tutto fosse prescritto. Invece Il Tribunale di Potenza, sezione civile, in composizione monocratica, con il giudice Generoso Valitutti, ha ritenuta valida la tesi del legale del paziente infetto, l’avvocato Valentina Gasaro, respinta la prescrizione e condannato il Ministero al risarcimento.

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