Dall’America ad Atena Lucana: 47 discendenti di emigrati tornano alle radici nel nome di San Ciro

È grazie a Gary MacQueston se oggi molte famiglie di origine atenese, sparse tra Stati Uniti e Sud America, stanno riscoprendo le proprie radici. Dal 1998, Gary ha dedicato 26 anni alla ricostruzione genealogica per il Comune di Atena Lucana, raccogliendo tutti i nomi degli atenesi sbarcati a Ellis Island. Per questo impegno, nel 2021 il Comune gli ha conferito la cittadinanza onoraria. Diciotto le sue visite ad Atena, dove è ormai considerato un punto di riferimento della memoria collettiva.

Lo scorso sabato, nella chiesa di Santa Maria Maggiore, si è tenuto un momento pubblico emozionante, in cui numerosi ospiti provenienti da Stati Uniti, Uruguay e Argentina hanno condiviso le storie dei propri antenati con la cittadinanza. In dialogo con MacQueston e lo studioso Regaliano Tommasoni, sono emersi racconti intensi, come quello di Giuseppe Di Giore, nato ad Atena nel 1891.

Fervente devoto di San Ciro, Di Giore emigrò negli Stati Uniti nel 1920. Grazie all’aiuto di un altro atenese, Emidio Spagna, trovò lavoro alla Springfield Gas Light Company, dove però, nel 1923, avvenne una terribile esplosione. Tre persone morirono e tre atenesi rimasero gravemente feriti: tra loro Giuseppe Di Giore, Emidio Spagna e Vincenzo Ciro Antonio Pessolano. Di Giore raccontò di aver visto San Ciro nel momento dell’esplosione. Sopravvissuto, volle ringraziare il santo raccogliendo fondi tra i connazionali per donare un’aureola in argento alla statua del santo ad Atena. Realizzata a Springfield, l’aureola — ancora oggi indossata dalla statua durante la processione — reca inciso il suo nome.

Durante l’evento, i nipoti di Giuseppe Di Giore — Felicia, Anthony e Mark — sono tornati ad Atena per rendere omaggio al nonno e alla corona da lui voluta, visibilmente commossi davanti alla statua di San Ciro.

Quella appena vissuta è stata una settimana speciale per Atena Lucana, che per la prima volta ha ospitato 47 discendenti di emigrati partiti tra il 1880 e il 1920. Di questi, 35 provenivano da Springfield, Massachusetts, mentre gli altri 12 da Uruguay e Argentina.

Il programma ha previsto visite guidate nel centro storico, la partecipazione ai riti religiosi della Festa di San Ciro, masterclass culinarie con maestri casari, degustazioni di vini, un laboratorio di ricamo a cura dell’associazione Le Case di Igea, e un laboratorio sul legno con il maestro Angelo Chirichella. I discendenti hanno inoltre avuto accesso agli archivi parrocchiali e all’Archivio storico del Comune, ricevendo la copia originale dell’atto di nascita dei loro avi.

Un ritorno alle origini non solo simbolico, ma profondamente sentito. Un ponte tra passato e presente che ha unito, nel nome di San Ciro e della memoria, comunità lontane nello spazio ma vicine nel cuore.

Exit mobile version