sabato, 14 Febbraio, 2026
CronacaAttualitàRegione BASILICATA

Relazione della DIA sulla Basilicata: infiltrazioni criminali, interdittive antimafia e legami con ‘ndrangheta, camorra e clan pugliesi

Nell’ambito della relazione da quest’anno annuale della Direzione Investigativa Antimafia, emerge che la Basilicata, pur essendo una regione a economia fragile, rappresenta un obiettivo strategico per numerose organizzazioni mafiose provenienti dalle regioni limitrofe. La sua posizione geografica, le risorse energetiche, l’agricoltura, l’industria dell’automotive e il turismo (in particolare legato a Matera, patrimonio UNESCO) sono gli ambiti in cui le consorterie criminali cercano di radicarsi e proliferare.

“Il territorio, spiega la relazione,  si articola in due macroaree: l’entroterra potentino, meno sviluppato demograficamente, e la fascia costiera materana, dove predominano agricoltura e turismo. Entrambe sono oggetto di infiltrazioni, soprattutto nei settori delle costruzioni, dei trasporti e della ristorazione. A Potenza domina il clan Martorano-Stefanutti, legato ai calabresi del clan Grande Aracri di Cutro. Questo sodalizio è coinvolto in traffico di stupefacenti, armi, estorsioni, usura e perfino nel settore eolico. Emblematico il caso di due società potentine interdette per contiguità al clan, che si erano aggiudicate appalti pubblici in tutta Italia per oltre 32 milioni di euro. Altre interdittive hanno colpito società nei settori dell’edilizia, immobiliare e cantieristica, per legami con i Riviezzi e altri sodalizi locali. A Melfi agisce l’organizzazione Di Muro-Delli Gatti, attiva anche in Puglia. Le indagini dimostrano come, con la forza intimidatoria, abbia assunto il controllo monopolistico di varie attività economiche. Il gruppo, aggiunge la DIA,  è ben armato e mantiene un sistema di sostegno economico per i sodali detenuti o latitanti. Nel Vulture è attivo anche il clan Cassotta, rivale diretto dei Di Muro, specializzato in traffico di droga e estorsioni. La provincia di Matera non è meno esposta. Lungo la costa ionica, i clan tarantini hanno storicamente influenzato il territorio. Il clan Scarcia, alleato delle cosche calabresi Pesce, Bellocco, Pisano e Abbruzzese, è fortemente radicato a Policoro. A Scanzano Jonico opera il gruppo Schettino-Porcelli, con canali di approvvigionamento di droga da Puglia, Calabria e Campania. Recenti interdittive antimafia hanno colpito imprese della ristorazione per legami con questi gruppi e con i Mitidieri e i Russo di Tursi. Nel 2024, le forze dell’ordine hanno intensificato le operazioni di contrasto. Tra questi si registrano nel mese di marzo, 4 arresti a Palazzo San Gervasio per traffico di droga. Il 2 ottobre, la DIA di Potenza e le forze di polizia hanno fermato 21 affiliati ai clan Scarcia e Scarci. Il 24 novembre, l’operazione “Mare nostro” ha portato all’arresto di tre soggetti del clan Scarcia per reati mafiosi ed estorsioni nel settore balneare. Le interdittive antimafia si moltiplicano: solo nella provincia di Potenza, colpiti operatori nei settori dei rifiuti, dei trasporti, dell’elaborazione dati, dell’edilizia e della refezione scolastica, con legami con la ‘ndrina Fiarè, clan campani e pugliesi. Anche nella provincia di Matera, interdittive contro imprese del turismo e della ristorazione mostrano come le mafie abbiano messo radici nel tessuto economico regionale.

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