Un’altra tempesta giudiziaria si abbatte sul Comune di Sorrento. A meno di due mesi dal clamoroso arresto in flagranza dell’ex sindaco Massimo Coppola, la Guardia di Finanza ha eseguito all’alba di oggi, 15 luglio, sedici misure cautelari emesse dal gip su richiesta della Procura di Torre Annunziata. Tra i destinatari dei provvedimenti figurano amministratori pubblici, dirigenti comunali e imprenditori locali. Nuovamente coinvolto anche l’ex primo cittadino, al centro di un filone d’indagine che ha messo a nudo un presunto sistema di corruzione radicato nella gestione degli appalti pubblici.

Le accuse contestate – a vario titolo – sono pesanti: corruzione, peculato e turbativa d’asta. Il tutto in relazione a gare pubbliche bandite dall’amministrazione comunale tra il 2022 e il 2024, periodo in cui, secondo gli inquirenti, sarebbe stato sistematicamente alterato il principio di trasparenza e imparzialità nell’affidamento degli appalti.
L’indagine odierna si inserisce nel solco dell’operazione avviata a maggio, quando Coppola era stato sorpreso mentre riceveva una mazzetta da un imprenditore in un ristorante di Massa Lubrense. In quella circostanza, gli uomini delle Fiamme Gialle trovarono denaro contante addosso sia all’ex sindaco che a un suo stretto collaboratore. A fare da tramite, secondo gli investigatori, sarebbe stato Raffaele Guida, conosciuto come “Lello il sensitivo”, personaggio televisivo campano che Coppola avrebbe tentato di inserire nel suo staff come consulente per la comunicazione.
L’arresto di maggio aveva già provocato il commissariamento del Comune di Sorrento, dopo la sospensione del sindaco da parte della Prefettura e le dimissioni in blocco della maggioranza consiliare. Ma l’attività investigativa non si è fermata. Le intercettazioni, i riscontri documentali e le testimonianze raccolte negli ultimi mesi hanno portato all’individuazione di un più ampio circuito di favori, tangenti e appalti manipolati, che coinvolgerebbe diversi settori della macchina comunale.
Le nuove misure cautelari comprendono sia la custodia in carcere che gli arresti domiciliari, a seconda della posizione e del ruolo ricoperto dai singoli indagati. Il quadro delineato dagli inquirenti parla di un sistema “collaudato”, in cui funzionari pubblici avrebbero assecondato richieste illecite in cambio di vantaggi economici o promesse di incarichi futuri.