C’è un po’ di Brienza sul palcoscenico del Teatro Argentina di Roma, dove ieri, si è svolta la ventiduesima edizione delle Maschere del Teatro Italiano, uno dei più prestigiosi riconoscimenti nazionali dedicati alla scena teatrale. Tra i finalisti in corsa per il premio come “Migliore autore di novità italiana” anche Dino Lopardo con la sua opera Affogo, giovane interprete, autore e regista burgentino, la cui scrittura ha conquistato tanto la critica quanto il pubblico. Accanto a lui, a contendersi il prestigioso riconoscimento, c’erano Kepler-452 e Davide Sacco.

Questa candidatura ha rappresentato molto più di un riconoscimento: è stata il segno tangibile che il talento, quando è autentico, sa farsi strada con la sola forza delle storie e della dedizione. Lopardo porta con sé la sua terra, le radici e le esperienze di vita che diventano linfa creativa nei suoi testi. Negli ultimi anni, i suoi lavori hanno saputo fondere tradizione culturale e visione innovativa, contribuendo a rinnovare il linguaggio teatrale italiano.
Il premio Maschere del Teatro Italiano – ideato nel 2002 dal regista Luca De Fusco e dal giornalista Maurizio Giammusso, oggi promosso dalla Fondazione Teatro di Roma – si distingue proprio per la serietà del giudizio, affidato a oltre mille professionisti del settore e, da quest’anno, anche a un gruppo di spettatori appassionati. Essere selezionati nella terna finale ha significato aver saputo lasciare un segno e aver portato una voce capace di dialogare con un panorama complesso e competitivo.
A rendere speciale la candidatura di Lopardo è stato anche l’entusiasmo che ha suscitato tra chi lo conosce e lo segue da anni. Per Brienza e per chi crede nel valore delle radici, questo riconoscimento è motivo di orgoglio. Per Dino Lopardo, invece, ha rappresentato una tappa prestigiosa di un percorso creativo che, siamo certi, ha ancora molto da raccontare.