Mentre la Basilicata è ancora alle prese con la grave crisi idrica che sta colpendo duramente il comparto agricolo – cuore pulsante dell’economia lucana – le opposizioni in Consiglio regionale chiedono con forza la convocazione di una seduta straordinaria. L’obiettivo è riportare al centro del dibattito istituzionale la questione acqua, risorsa vitale e strategica del territorio.
“Avevamo promesso di tenere alta l’attenzione e proviamo a farlo”, si legge in una nota congiunta firmata da Alessia Araneo (M5S), Antonio Bochicchio (AVS-PSI-LBP), Angelo Chiorazzo (BCC), Roberto Cifarelli (PD), Piero Lacorazza (PD), Piero Marrese (BP), Viviana Verri (M5S) e Giovanni Vizziello (BCC). “La crisi idrica non è finita né possiamo affidarci a riti sciamanici per invocare la pioggia – affermano – per questo richiamiamo il governo regionale di centrodestra alle proprie responsabilità. La crisi andava e va gestita. Come opposizioni abbiamo sempre mostrato disponibilità al dialogo e al contributo, ma senza mai trovare un’apertura concreta da parte della maggioranza, al di là dei soliti proclami”.

A preoccupare è il deterioramento delle riserve idriche: tutti e tre i principali sistemi lucani – Basento-Camastra-Agri, Vulture-Melfese e Collina Materana – sono in piena emergenza. Anche l’Autorità di Bacino dell’Appennino Meridionale ha alzato l’allerta da “medio” a “elevato”, segnalando come la siccità perduri ininterrottamente da luglio.
In questo contesto, le opposizioni ricordano il ruolo fondamentale del Consiglio regionale, definendolo “non un’appendice né un accessorio”, ma “il luogo sovrano entro cui dibattere e assumere decisioni, soprattutto in momenti di crisi come questo”.
Con l’assestamento di bilancio e la discussione sulla sanità già all’ordine del giorno, le forze di minoranza insistono affinché il tema della crisi idrica venga discusso con urgenza in aula, per avviare un confronto istituzionale serio e individuare misure concrete a tutela dell’agricoltura e delle comunità locali.
Il tempo stringe, l’acqua scarseggia e i segnali d’allarme si moltiplicano. Ora, serve una risposta politica all’altezza della situazione.