A vincere il premio Giancarlo Siani 2025 è stato il libro Storia di un abbraccio, scritto a quattro mani da Luciana Di Mauro e Cristina Zagaria , che racconta la storia vera di un omicidio di Camorra e di giustizia riparativa. Luciana Di Mauro, moglie della vittima di Camorra Gaetano Montanino, ha ricevuto il premio lo scorso 23 settembre durante la manifestazione promossa dalla Fondazione Giancarlo Siani, dalla Fondazione Pol.i.s., dall’Ordine dei giornalisti della Campania, dal Sindacato Unitario giornalisti campani, dall’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa e dal quotidiano «Il Mattino». Il premio, istituito nel 2004, ha lo scopo di ricordare l’impegno nella ricerca della verità e nello studio dei fenomeni mafiosi del giornalista Giancarlo Siani ucciso dalla Camorra il 23 settembre 1985.
Dieci scuole del napoletano hanno decretato il libro vincitore di questa edizione, una storia autobiografica che ha colpito particolarmente gli studenti, non solo per l’omicidio perpetrato ai danni di una guardia giurata innocente (Gaetano Montanino), non solo perché si tratta di un omicidio di Camorra, ma per tutto ciò che inaspettamente ne è conseguito. Una storia di perdono, inteso come riconciliazione, quello nei confronti di Angelo (nome di fantasia), il più piccolo -e minorenne all’epoca dei fatti- dei ragazzi che avevano partecipato all’omicidio di Gaetano Montanino. Angelo guidava la moto e pur avendo una pistola non sparò, venendo tuttavia condannato per omicidio. Una storia che ad oggi ha avuto il risvolto di azioni concrete che hanno dato vita a un percorso di giustizia riparativa e al reinserimento positivo nella società del giovane Anegelo, nonostante numerosi ostacoli come racconta Luciana Di Mauro che, per prima, ha creduto fortemente nel valore riabilitativo della giustizia riparitiva.

Luciana Di Mauro da sempre impegnata nel sociale anche grazie alla sua professione di assistente sociale e alla partecipazione attiva nell’associazione Libera. Associazioni, nomi e numeri Contro Le Mafie, ad oggi dedica tutto l’impegno civile per parlare di giustizia riparativa e a migliorare questo tipo di percorso che ha un approccio diverso alla risposta al crimine; era stata infatti ospite anche della manifestazione “Verso Via D’Amelio, i 57 giorni” a Sala Consilina, nel 2024, portando la sua testimonianza insieme ad altri familiari vittime di Camorra . Come si legge anche dal sito del Ministero della Giutizia “I programmi di giustizia riparativa hanno come obiettivo “la reintegrazione della vittima e del reo”, perché possano essere coinvolti,nella progettazione di un’azione che guarda al futuro come persone nuovamente integre, e non sminuite per sempre dall’esperienza della colpa e dell’offesa“. Implica, quindi, adottare un approccio diverso al modo di intendere il fenomeno criminale a partire dalle basi culturali e sociali in cui si sviluppa e che responsabilizza tutta la società, sicuramente in netta controtendenza con l’approccio del Decreto Caivano. “Per arginare il fenomeno delle cosiddette paranze– o dei muschilli come li chiamava Siani- abbiamo bisogno di percorsi di accompagnamento, di mediatori penali, di una rete che intercetti sia i vuoti culturali sia i bisogni materiali di questi ragazzi che nascono e crescono in quei contesti imbevuti di cultura criminale, di certo non si dovrebbe intendere come un fenomeno di svuotacarceri ma un modo per metterci in discussione tutti, agendo insieme e occupandoci attivamente delle carceri”, come ci racconta Luciana Di Mauro.
Ad unire le storie di Giancarlo Siani e Luciana di Mauro non è solo la profonda comprensione dei fenomeni criminali e mafiosi in tutte le loro sfaccettature, ma anche il rapporto col giornalismo: “Mi sento onorata di aver ricevuto questo premio, perché la verità passa attraverso il giornalismo e i giornalisti-giornalisti come Siani; lui aveva anticipato nei tempi quello che che è successo dopo con le paranze dei bambini. La sua storia e la mia storia le interpreto come una linea continua tra il suo dire e ciò che poi è successo a me, alla mia famiglia come vittime di Camorra”.