Da Sala Consilina è arrivato oggi un messaggio chiaro. L’avvocato Angelo Paladino, presidente dell’Unione Giuristi Cattolici Italiani, ha convocato una conferenza stampa per chiedere al Governo risposte precise sul futuro del Tribunale. Un incontro mirato, pensato per lanciare un messaggio netto, istituzionalmente orientato, politicamente ineludibile. Al centro, il disegno di legge del Governo sulle circoscrizioni giudiziarie e, soprattutto, il destino del Tribunale di Sala Consilina, una ferita ancora aperta nel Vallo di Diano.

Fin dalle prime parole, Paladino ha scandito con chiarezza la postura dell’UGCI: determinata, documentata, non più disposta ad accettare rinvii o ambiguità. “Il Governo deve dare risposte chiare” — ha dichiarato — “perché il nostro territorio non può più vivere nell’incertezza. Dopo dodici anni di sacrifici, non è tollerabile che il Tribunale di Sala Consilina resti in un limbo normativo e politico.”
Il presidente dell’UGCI ha analizzato in modo puntuale le criticità del nuovo disegno di legge, rilevando come esso preveda la riapertura di alcuni tribunali soppressi ma senza alcun riferimento esplicito a Sala Consilina, nonostante il caso rappresenti, per estensione territoriale, collocazione geografica, carico di popolazione e storia giudiziaria, una situazione unica in Italia.
A rendere ancora più urgente il suo intervento è stato un elemento che ha sollevato grande attenzione, il silenzio del Governo. Un silenzio già denunciato nei mesi scorsi con atti formali. Paladino ha infatti rivelato di aver inviato, il 21 luglio scorso, una lettera articolata e istituzionalmente pregnante al Vice Ministro degli Affari Esteri Edmondo Cirielli, figura politica di riferimento per il territorio salernitano. Nella missiva, di cui sono stati mostrati contenuto e data, l’avvocato esponeva con rigore giuridico e storico il paradosso della soppressione del Tribunale di Sala Consilina, le gravi ripercussioni per la popolazione e per gli operatori, e il ruolo decisivo che il Governo avrebbe dovuto assumere nella riforma della geografia giudiziaria. A oggi però, nessuna risposta.
Un dato che Paladino non ha esitato a definire “inspiegabile e istituzionalmente grave”, soprattutto alla luce dell’attivismo politico che, in altre regioni, ha già portato alla riapertura o alla salvaguardia di tribunali ben meno penalizzati del Vallo di Diano. Nella lettera, infatti, l’avvocato ricordava come esponenti di Governo si fossero mobilitati per le sedi di Alba, Lucera, Rossano Calabro, Bassano del Grappa e per i tribunali abruzzesi, ancora protetti da proroghe speciali. “Non si comprendono” — scriveva Paladino — “le ragioni per cui le argomentazioni a favore della riapertura di Sala Consilina non debbano essere considerate almeno equivalenti, se non superiori, rispetto a quelle avanzate altrove.”
Il nodo è politico, ma anche giuridico e territoriale. Da oltre dieci anni, un terzo della provincia di Salerno è stato di fatto spostato sotto la giurisdizione della Corte d’Appello di Potenza, con conseguenze che l’UGCI definisce “irrazionali, dispendiose e penalizzanti”. Mentre tutte le altre competenze amministrative restano allocate a Salerno, cittadini e avvocati sono costretti a percorrere centinaia di chilometri per ogni adempimento giudiziario, trovandosi addirittura a operare fuori regione. Una circostanza senza precedenti nel sistema giudiziario italiano.
Nella conferenza stampa, Paladino ha ricostruito con rigore questo lungo disallineamento tra realtà territoriale e assetto istituzionale, parlando apertamente di “diseguaglianza geografica della giustizia” e di “vuoto di tutela” che colpisce comunità già fragili, sempre più esposte allo spopolamento e alla perdita di servizi essenziali. Ha inoltre ribadito che la riapertura del Tribunale è strettamente legata alla difesa dell’autonomia della Corte d’Appello di Salerno, che alla nascita, nel 1983, contava quattro tribunali di riferimento, oggi ridotti a tre.
Il messaggio finale è sembrato rivolgersi direttamente alle istituzioni romane, “Siamo pronti a collaborare, a fornire dati, analisi, documentazione. Ma serve un impegno politico concreto. Sala Consilina non chiede privilegi, chiede giustizia. Chiede che lo Stato torni ad essere vicino a chi vive nelle aree interne. Non accetteremo un’altra riforma in cui il nostro territorio venga ignorato.”