Prosegue il processo sui presunti appalti pilotati a Capaccio Paestum che vede imputati a vario titolo, per corruzione e turbata libertà degli incanti in concorso, l’ex sindaco ed ex presidente della Provincia, Franco Alfieri, la sorella Elvira Alfieri, l’ex staffista Andrea Campanile, il funzionario comunale Carmine Greco, Vittorio De Rosa e Alfonso D’Auria, già titolare e procuratore speciale della Dervit. Nella nuova udienza sono stati ascoltati l’architetto Nino Pagano, considerato il principale testimone della pubblica accusa, e l’imprenditore salernitano Marco Aliberti, titolare di una ditta chiamata a partecipare al bando per la pubblica illuminazione finito al centro dell’inchiesta.
Presenti, accompagnati dai rispettivi avvocati, tutti gli imputati. Pagano- come riporta “Il Mattino”- ha risposto alle domande del sostituto procuratore, Luigi Spedaliere, e successivamente ai difensori degli imputati. Dalla gestione amministrativa dell’ente ai rapporti con Alfieri, il teste ha ribadito, tra qualche omissione e incertezza, quanto già dichiarato in fase investigativa. Durante la deposizione, ha chiamato in ballo anche altre persone, che potrebbero essere ascoltate.

Al termine dell’udienza gli avvocati Agostino De Caro e Domenicantonio D’Alessandro, legali della famiglia Alfieri, hanno evidenziato come il “dibattimento serviva per chiarire alcuni passaggi che, in fase d’indagine, potevano sfuggire e sono sfuggiti, a nostro avviso”, per poi precisare sul rigetto legato all’uso delle intercettazioni chiesto dalla difesa, che dovranno “essere valutate ed interpretate nel modo giusto”. L’avvocato Cecchino Cacciatore, che difende Andrea Campanile, ha invece definito “molto deboli sul piano dell’attendibilità e della credibilità” le dichiarazioni di Pagano. Concetto ribadito anche dal legale della Dervit, Antonello Natale.
La prossima udienza, durante la quale saranno ascoltati altri otto testimoni, è prevista per il 4 dicembre.