Matera rafforza la rete di tutela: presentati i dati 2025 dei servizi antiviolenza e il percorso “Codice Rosa Bianca”

Sono stati presentati oggi a Matera i dati 2025 del Centro Anti Violenza gestito dal Comune e quelli dello Sportello Antiviolenza e della Casa Rifugio gestiti dalla Fondazione Pangea, all’interno di un incontro dedicato al confronto tra istituzioni e operatori del settore. L’appuntamento ha visto la partecipazione del Direttore Sanitario dell’ASM, Andrea Gigliobianco, di Antonia Gatti del Dipartimento di Emergenza-Urgenza dell’Ospedale Madonna delle Grazie e delle assistenti sociali Angela Germano e Adriana Lupo.

L’obiettivo della giornata è stato condividere l’andamento dei servizi e riflettere su un fenomeno, quello della violenza, in costante trasformazione e crescita. Le istituzioni hanno ribadito l’importanza di rafforzare la rete territoriale, raccogliere le esperienze degli operatori e consolidare le sinergie tra i diversi soggetti che accompagnano le vittime nel percorso di fuoriuscita dall’abuso.

L’Azienda Sanitaria Locale di Matera ha ricordato il proprio impegno nel garantire accoglienza e protezione in tutti i presidi del territorio, con particolare riferimento alla stanza “Codice Rosa Bianca”, attiva nel Pronto Soccorso dell’Ospedale Madonna delle Grazie. Si tratta di un percorso assistito dedicato alle vittime di violenza, indipendentemente da genere o età: donne, uomini, minori, anziani, persone migranti o appartenenti alla comunità LGBTQ+.

Il progetto “Codice Rosa Bianca”, nato da un accordo tra Soroptimist International d’Italia, Soroptimist Club Matera e ASM, era stato inaugurato alla presenza dell’Assessore Regionale alla Salute Cosimo Latronico, del Direttore Generale ASM Maurizio Friolo, della Presidente del Club Soroptimist Maria Rosaria Pellegrini, della Program Director Sara Minardi e di Patrizia Minardi per il Soroptimist nazionale.

Il codice viene assegnato da personale formato a riconoscere anche i segnali meno evidenti di violenza, attivando una Task Force composta da sanitari, forze dell’ordine, magistrati, centri antiviolenza e case rifugio. Un lavoro congiunto che permette di sostenere la vittima nella cura, nella denuncia, nella raccolta delle prove e nel percorso di accompagnamento post-dimissione. Una stanza dedicata nel Pronto Soccorso garantisce riservatezza, protezione e condizioni ottimali di accoglienza.

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