Il Comune di Sanza ha espresso con chiarezza una posizione destinata a pesare nel dibattito sulla gestione delle risorse idriche del territorio. Nel corso dell’ultimo Consiglio comunale, particolarmente partecipato dalla cittadinanza, maggioranza e opposizione hanno votato all’unanimità una delibera che respinge il trasferimento della gestione del servizio idrico integrato al Consac, il gestore individuato per l’ambito territoriale del Cilento e del Vallo di Diano.
Undici voti favorevoli hanno sancito una decisione che va oltre la dimensione amministrativa. L’esito della seduta, accompagnato simbolicamente dalle braccia alzate dei cittadini presenti in aula, ha restituito l’immagine di una comunità compatta nel rivendicare il controllo diretto su una risorsa ritenuta fondamentale per la propria identità e per il proprio futuro.

La questione si inserisce nel quadro della normativa nazionale che disciplina il Servizio Idrico Integrato. Il sistema italiano prevede una gestione organizzata per ambiti territoriali ottimali, con l’obiettivo di razionalizzare infrastrutture, investimenti e qualità del servizio. Per l’area che comprende il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, il soggetto individuato è il Consac.
Tuttavia, lo stesso impianto normativo contempla eccezioni. L’articolo 147 del Decreto Legislativo 152/2006, insieme alla legislazione regionale, consente ad alcuni piccoli comuni di mantenere la gestione autonoma in regime di salvaguardia, qualora sussistano specifiche condizioni territoriali e amministrative.
Secondo quanto sostenuto nel dibattito consiliare, Sanza rientrerebbe pienamente in questa fattispecie, una popolazione contenuta, un servizio idrico gestito storicamente in economia, la presenza in area protetta e la disponibilità di sorgenti locali con un sistema di captazione, distribuzione e depurazione amministrato direttamente dall’ente.
La determinazione con cui il paese difende la propria autonomia affonda le radici nella storia locale. La rete idrica non nacque infatti da grandi opere pubbliche sovracomunali, ma dall’iniziativa diretta dei cittadini.
Alla fine degli anni Venti del Novecento furono gli stessi abitanti di Sanza a individuare una sorgente nelle vicinanze dell’Affunnaturo di Vaddivona, sul massiccio del Monte Cervati. Con lavoro manuale e risorse raccolte all’interno della comunità, l’acqua venne convogliata fino al serbatoio situato nell’attuale Piazza Cavour, dando origine a un sistema idrico che, con gli adeguamenti nel tempo, è rimasto sotto gestione comunale per quasi un secolo. Per molti residenti non si tratta soltanto di un’infrastruttura, ma di un simbolo di autonomia civica e di responsabilità collettiva.
Il provvedimento approvato dal Consiglio comunale rappresenta un passaggio politico e amministrativo preciso. Con la delibera, l’assemblea cittadina ha affidato al sindaco e alla giunta il mandato di proseguire ogni iniziativa istituzionale e legale necessaria a difendere la gestione diretta del servizio.
Secondo quanto emerso durante la discussione, l’obiettivo è evitare decisioni percepite come imposte dall’alto e ribadire il diritto della comunità a continuare un modello di gestione considerato sostenibile, prudente nei costi e radicato nella conoscenza del territorio.
La posizione di Sanza non è isolata. Anche il Comune di Montesano sulla Marcellana si muove nella stessa direzione, determinato a preservare la gestione autonoma delle proprie risorse idriche. L’asse tra i due centri del Vallo di Diano potrebbe quindi trasformarsi in un elemento significativo nel confronto istituzionale che si aprirà nei prossimi mesi.
L’immagine più rappresentativa della serata resta quella dell’aula consiliare gremita e delle braccia alzate all’unisono: quelle degli undici consiglieri e quelle dei cittadini presenti. Un gesto semplice ma eloquente, che ha trasformato una questione amministrativa complessa in un momento di forte espressione democratica.
In attesa dei prossimi sviluppi giuridici e istituzionali, da Sanza arriva dunque un messaggio netto: la gestione dell’acqua, considerata patrimonio della comunità, è un tema sul quale il territorio intende continuare a far sentire la propria voce.La posizione di Sanza non è isolata. Anche il Comune di Montesano sulla Marcellana si muove nella stessa direzione, determinato a preservare la gestione autonoma delle proprie risorse idriche. L’asse tra i due centri del Vallo di Diano potrebbe quindi trasformarsi in un elemento significativo nel confronto istituzionale che si aprirà nei prossimi mesi.
In attesa dei prossimi sviluppi giuridici e istituzionali, da Sanza arriva dunque un messaggio netto, la gestione dell’acqua, considerata patrimonio della comunità, è un tema sul quale il territorio intende continuare a far sentire la propria voce.