Avviato l’iter per il riconoscimento dell’Indicazione Geografica Protetta (IGP) della “Pasta di Matera”, un passaggio strategico per la valorizzazione del grano duro lucano e dell’intera filiera agroalimentare.

A sottolinearne l’importanza è stato l’assessore regionale alle Politiche agricole, Carmine Cicala, intervenuto a margine della conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa.
“Non siamo di fronte a un semplice percorso tecnico, ma a una scelta precisa: organizzare la filiera per evitare che il valore si disperda”, ha dichiarato Cicala, evidenziando come il rischio sia quello di limitarsi alla produzione, cedendo il grano senza benefici concreti per il territorio.
L’obiettivo è costruire un sistema integrato che unisca produzione, trasformazione e mercato, così da generare valore economico duraturo per la Basilicata.
Il progetto è promosso dall’Associazione Gruppo Produttori, che coinvolge agricoltori dell’Organizzazione di Produttori Granaio Appulo Lucano e realtà della trasformazione come il pastificio Food Service.
In questo contesto, l’IGP rappresenta uno strumento fondamentale per rafforzare qualità, tracciabilità e riconoscibilità del prodotto, migliorandone il posizionamento sui mercati.
Matera, storicamente legata alla lavorazione del grano, può così trasformare questa tradizione in una leva concreta di sviluppo economico e occupazionale.
“Quando la filiera funziona, il valore resta sul territorio, sostenendo imprese e contrastando lo spopolamento”, ha aggiunto l’assessore.
Il percorso si inserisce inoltre in un quadro più ampio di sostegno al comparto, che include la Commissione Unica Nazionale (CUN) sul grano duro.
“La CUN interviene sul prezzo, l’IGP sul valore: insieme possono rendere la filiera più equa e competitiva”.
Infine, la valorizzazione della Pasta di Matera potrà rafforzare anche l’attrattività turistica, legata alle eccellenze enogastronomiche locali.
“Dobbiamo smettere di vendere solo materia prima e costruire valore lungo tutta la filiera: è qui che si gioca il futuro dell’agricoltura lucana”, ha concluso Cicala.














