
Una radiografia completa, senza precedenti, dell’antica città sepolta dall’eruzione del Vesuvio. A Pompei è stato completato il più grande monitoraggio mai realizzato sullo stato di conservazione del sito. Oltre 70mila schede digitali per analizzare rischi e degrado e più di 13mila ambienti passati al setaccio tra case e botteghe. Un lavoro durato mesi, condotto da squadre multidisciplinari composte da architetti, ingegneri, restauratori e archeologi, con un unico obiettivo: conoscere nel dettaglio ogni elemento della città antica. Il risultato è una mappatura capillare di muri, affreschi, mosaici e coperture, resa possibile da una web app innovativa che consente il monitoraggio continuo e segnalazioni in tempo reale, anche con supporti fotografici. I dati sono già stati classificati per urgenza e gravità e inseriti in una programmazione triennale di interventi ordinari e straordinari. Un cambio di paradigma netto: dalla gestione dell’emergenza alla prevenzione sistematica. Dopo criticità storiche e crolli come quello della Schola Armaturarum nel 2010, il sito compie oggi un salto di qualità nella conservazione. Il progetto, sviluppato con il supporto dell’Università di Salerno e partner tecnologici, consente anche analisi avanzate tramite strumenti digitali e intelligenza artificiale. Il ministro Alessandro Giuli sintetizza: “Pompei è un grande laboratorio della tutela”. Sulla stessa linea il direttore Gabriel Zuchtriegel, che punta su tecnologia e manutenzione continua come chiave per proteggere un patrimonio fragile.