Eboli, uccise il padre per il rumore del frullatore: chiesti 25 anni

«Non si è mai pentito». È una delle frasi più pesanti della requisitoria con cui il pubblico ministero ha chiesto 25 anni di carcere per Vincenzo Santimone, imputato per il parricidio del padre Riccardo, ucciso a coltellate il 5 marzo 2024 nella loro abitazione.

Davanti alla Corte d’Assise di Salerno, il pm Marinella Guglielmotti ha ricostruito un delitto segnato – secondo l’accusa – da futili motivi e particolare crudeltà. All’imputato viene riconosciuta la seminfermità mentale, ma nessuna attenuante: a pesare, oltre alla dinamica, anche l’assenza di qualsiasi segno di ravvedimento, ribadita dallo stesso Santimone nel corso del procedimento.

La tragedia si consumò nel rione della Pace, in via Bartolo Longo. Quella sera il 76enne, ex gommista molto conosciuto in città, stava preparando la cena. Il rumore del frullatore avrebbe scatenato l’ira del figlio, già affetto da disturbi psichici e provato da un recente licenziamento.

La lite fu improvvisa e violenta. Santimone afferrò un coltello da cucina e colpì il padre alle spalle, poi lo inseguì fino al bagno, dove l’anziano aveva tentato di rifugiarsi. Qui continuò a infierire con diversi fendenti, fino alla coltellata mortale che recise l’aorta.  

L’uomo è attualmente recluso nel carcere di Fuorni.

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