È stato rintracciato seguendo la compagna che gli garantiva copertura il latitante Carmine Marolda, detto “Ninett”, 64 anni, arrestato nelle prime ore di oggi a Foggia. Un elemento investigativo decisivo che ha consentito ai Carabinieri di chiudere il cerchio su un soggetto ritenuto altamente pericoloso, irreperibile da gennaio dello scorso anno.

Marolda era destinatario di un provvedimento restrittivo emesso dal G.I.P. del Tribunale di Bari per reati in materia di stupefacenti. Alle spalle, però, ha un profilo criminale ben più grave: già condannato all’ergastolo, fu protagonista nel 1996 di una rapina a mano armata culminata con l’uccisione a Pescara del maresciallo dei Carabinieri Antonio Di Resta.
Il blitz è scattato in un appartamento del complesso edilizio di Corso del Mezzogiorno, noto come “Palazzo ONPI”, dove l’uomo si nascondeva. Con lui c’era la donna che lo ospitava, ora indagata per favoreggiamento della latitanza.
L’operazione rappresenta l’esito di una lunga e articolata attività investigativa condotta nell’ambito del contrasto alla criminalità organizzata nell’area del Vulture-Melfese. A risultare determinante è stato il monitoraggio dei rapporti personali e dei contatti riconducibili a soggetti già coinvolti in precedenti operazioni antidroga.
Proprio da queste attività, avviate anche sulla scia dell’arresto del latitante Massimo Sileno nel maggio 2025 a Napoli, gli investigatori sono riusciti a risalire alla rete di protezione di Marolda. L’attenzione si è quindi concentrata sulla compagna, i cui movimenti e contatti hanno fornito gli elementi chiave per localizzare il covo.
Una volta individuato il rifugio, è scattata la fase operativa: su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia di Potenza è stato eseguito un decreto di perquisizione nei confronti della donna. I militari hanno cinturato l’area e fatto irruzione nell’appartamento, sorprendendo il latitante senza lasciargli possibilità di fuga.
L’intervento, pianificato nei minimi dettagli alla luce della pericolosità del soggetto e del contesto urbano densamente abitato, ha visto l’impiego del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Potenza, con il supporto del Gruppo di Intervento Speciale (G.I.S.) di Livorno e del Comando Provinciale di Foggia.
La scelta di operare nelle ore notturne e con personale altamente specializzato si è rivelata decisiva per garantire un arresto in sicurezza, evitando rischi per i residenti.
Si chiude così una latitanza durata oltre un anno: un risultato che, come sottolineato dagli inquirenti, è frutto di un lavoro investigativo paziente e coordinato, capace di ricostruire legami, seguire tracce e, infine, arrivare al cuore della rete che proteggeva il fuggitivo.