Restano chiuse le Fonderie Pisano di Fratte. Il Consiglio di Stato ha respinto la richiesta cautelare di sospensiva presentata dall’azienda, confermando lo stop allo stabilimento salernitano disposto lo scorso 25 marzo 2026. Una decisione che, secondo quanto evidenziato nelle relazioni tecniche basate sui dati ufficiali Arpac, trova riscontro nel drastico calo degli inquinanti atmosferici registrato nel quartiere nelle settimane successive alla chiusura dell’impianto.

I rilevamenti effettuati dalle centraline Arpac tra il 26 marzo e il 30 aprile 2026 mostrano infatti una diminuzione di tutti gli undici inquinanti monitorati. I dati parlano di riduzioni fino al 92,9% per l’anidride solforosa, dell’88,9% per l’acido solfidrico, dell’85,7% per il benzene e del 75% per il monossido di azoto. In netto calo anche il particolato atmosferico, il monossido di carbonio e gli ossidi di azoto.
Il confronto con i mesi di aprile 2024 e 2025, quando lo stabilimento era pienamente operativo, conferma il trend: aprile 2026, primo mese completo senza attività produttiva, segna un abbattimento generalizzato delle concentrazioni inquinanti.
Tra i dati più significativi emerge quello relativo all’anidride solforosa, sostanza prodotta dalla combustione di coke e olio combustibile nei forni di fusione, passata da 4,8 µg/m³ nell’aprile 2025 a 0,3 µg/m³ nel 2026. In forte diminuzione anche l’acido solfidrico, sceso da 1,6 a 0,2 µg/m³, e il benzene, composto cancerogeno certo per l’uomo, anch’esso passato da 1,6 a 0,2 µg/m³.
Ridotto sensibilmente anche il monossido di azoto, indicatore della combustione industriale ad alta temperatura, calato da 15 a 4,2 µg/m³. Conseguentemente si abbassano anche i livelli di biossido di azoto e degli ossidi di azoto complessivi, sostanze responsabili di infiammazioni delle vie respiratorie e della formazione di ozono e polveri sottili secondarie.
Sul fronte del particolato, il PM10 è diminuito da 18,8 a 12,4 µg/m³, mentre il PM2.5, considerato il più pericoloso per la salute umana perché capace di raggiungere alveoli e circolo sanguigno, è sceso da 10,2 a 8,4 µg/m³.
In diminuzione anche i solventi organici tipici delle attività di fonderia, come toluene e meta-para xilene, entrambi considerati irritanti e neurotossici. Il toluene è passato da 2,5 a 0,9 µg/m³, mentre il meta-para xilene da 1,2 a 0,4 µg/m³. Dimezzato infine il monossido di carbonio, sceso da 0,6 a 0,3 mg/m³.
“Questa decisione rappresenta una svolta storica per il nostro territorio e per tutte le famiglie che per anni hanno convissuto con paura, malattie e preoccupazioni”, ha dichiarato Lorenzo Forte, esponente del Movimento 5 Stelle e presidente dell’associazione Salute e Vita. “Per la prima volta viene affermato con chiarezza che il diritto alla salute, alla vita e all’ambiente prevale su qualsiasi altro interesse economico”.
Forte ha inoltre richiamato la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo del 6 maggio 2025, definendola “uno spartiacque fondamentale” che avrebbe imposto alle istituzioni di affrontare il problema “senza più rinvii”.
Sulla stessa linea Nadia Bassano, segretaria dell’associazione Salute e Vita: “Non stiamo parlando di opinioni, ma di numeri ufficiali. Appena fermate le emissioni industriali, i valori degli inquinanti sono crollati. Questo dimostra quale fosse il peso reale della fonderia sull’aria che respiravano i cittadini di Fratte e della Valle dell’Irno”.
L’associazione chiede ora la bonifica completa dell’area a carico della proprietà Pisano e la realizzazione di un parco urbano destinato alla comunità. Il provvedimento è stato dedicato alle vittime e ai malati del disastro ambientale, con un ringraziamento all’avvocato Franco Massimo Lanocita e al suo staff per il lavoro svolto negli anni.