È stato condannato a 24 anni di carcere Marco Aiello, l’idraulico di Battipaglia che il 20 settembre 2023 uccise a coltellate la moglie Maria Rosaria Troisi all’interno della villetta di famiglia. All’uomo, già in cella dal 2023, sono stati riconosciuti il vizio parziale di mente e la concessione delle attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti contestate. La sentenza è stata emessa ieri dai giudici della Corte di assise di Salerno. Al momento della morte, Maria Rosaria era al terzo mese di gravidanza. Per questo motivo l’imputato, oltre che di omicidio, è accusato anche di provocato aborto (per i due reati è stata disposta la continuazione) essendo consapevole dello stato di gravidanza della moglie.
I giudici hanno anche disposto la libertà vigilata per 5 anni e la sospensione della potestà genitoriale. Secondo la ricostruzione della procura salernitana la crisi coniugale tra i due era iniziata mesi prima dell’omicidio. L’uomo era ossessionato dal fatto che la moglie potesse intrattenere relazioni extraconiugali e i litigi tra i due erano frequenti.

La mattina del 20 settembre, Aiello si svegliò con tachicardia e dolori addominali e la moglie gli consigliò di recarsi in ospedale. L’uomo, però, si recò da un vicino di casa e poi chiamò la suocera, chiedendo loro di avvertire la polizia perché la moglie aveva minacciato di accoltellarlo. Tornato in casa fu lo stesso Aiello ad allertare il 112 e a uccidere la moglie con sette fendenti sferrati con un coltello.
Ora bisognerà attendere le motivazioni della sentenza emessa dai giudici della Corte di assise di Salerno per un eventuale appello. Per l’avvocato Giovanni Giuliano, difensore dell’imputato, Marco Aiello la mattina del 20 settembre 2023 “era nel culmine del suo delirio. Simile ad una pallina da flipper” e, quindi, completamente incapace di intendere o volere. Al contrario le avvocatesse Norma Maranzino (per i due fratelli della Troisi) ed Angela Inghilleri (per i figli minori), al termine delle discussioni come parti civili, avevano concluso per il pieno riconoscimento della capacità di intendere e di volere dell’imputato con tutte le aggravanti compreso la premeditazione e la crudeltà e chiedendo la condanna “ad una giusta pena oltre il risarcimento del danno”.