Quel braccialetto d’oro trovato sul Cervati a Sanza, una promessa alla Madonna mantenuta dopo 30 anni

Ci sono ricordi che il tempo non riesce a cancellare. Restano custoditi nella memoria, legati a un luogo, a un volto, a una giornata particolare. E a volte, dopo molti anni, tornano a bussare alla porta del cuore. È questa la storia di Giovanni Russo, nato a Polla il 2 giugno 1973 e vissuto fino al 30 marzo 1983 a Varco di Notar Ercole di Sassano. Il giorno successivo, il 31 marzo, Giovedì Santo, Giovanni lasciò il suo paese insieme alla famiglia per trasferirsi a Baveno, sul Lago Maggiore.

La distanza, però, non spezzò mai il legame con la sua terra d’origine. Ogni estate Giovanni tornava nel Vallo di Diano, per trascorrere qualche giorno tra quei luoghi e quei volti che gli erano rimasti nel cuore. Una nostalgia che, puntualmente, tornava a farsi sentire. Fu proprio durante una di quelle estati, nel luglio del 1987, che avvenne un episodio destinato a rimanere impresso nella sua memoria. Giovanni aveva appena quattordici anni quando, insieme ai suoi cugini di Sala Consilina, salì per la prima volta sul Monte Cervati. Era una splendida giornata di sole e sulla montagna c’era molta gente. La bellezza del paesaggio, la vista mozzafiato e, soprattutto, la statua della Madonna della Grotta colpirono profondamente quel ragazzo.

Dopo pranzo, il gruppo si fermò sulla spianata a sinistra della cappella. C’era chi conversava e chi, stanco, si concedeva qualche momento di riposo. Giovanni, invece, seduto sul prato, era immerso nei suoi pensieri. Guardando la Madonna, pensò tra sé e sé: “Madonna mia, tutti ti hanno portato qualcosa, io nulla”. Un pensiero semplice, spontaneo, nato dal cuore di un ragazzo. Poco dopo Giovanni raccolse un piccolo sasso e lo lanciò. Quando abbassò lo sguardo, si accorse di qualcosa che brillava proprio sotto quel sasso. Era un piccolo braccialetto d’oro. Una coincidenza difficile da dimenticare Giovanni racconta ancora oggi quell’episodio con la semplicità di chi non pretende di dare una spiegazione a ciò che è accaduto: “Fatalità? Non lo so”, racconta. I suoi cugini, ignari del pensiero che Giovanni aveva appena rivolto alla Madonna, gli suggerirono di indossare il braccialetto, visto che era stato proprio lui a trovarlo. E Giovanni lo fece. Lo portò per un certo periodo, prima di riporlo in un cassetto. Gli anni passarono e la vita prese il suo corso. Quel piccolo oggetto rimase però lì, conservato insieme a un ricordo che Giovanni non aveva mai dimenticato. Poi, circa quattro anni fa, sempre nel mese di luglio, Giovanni tornò ancora una volta sul Monte Cervati. Una montagna che, nonostante la lontananza, continua a rappresentare per lui un punto fermo: quasi ogni anno, infatti, cerca di farvi una tappa. Quella volta, però, portò con sé qualcosa di speciale.

Dopo tanti anni, Giovanni aveva deciso di restituirlo alla Madonna della Grotta. Non era più il bambino di quella lontana estate del 1987. Era ormai un uomo adulto, con alle spalle una vita, esperienze e molti anni trascorsi lontano dalla terra natale. Ma dentro di sé sentiva ancora gli stessi sentimenti di quel giorno. Lo stesso legame con quei luoghi. La stessa nostalgia. E quel pensiero rivolto alla Madonna, rimasto intatto nonostante il passare del tempo. Così, dopo circa trent’anni, quel piccolo braccialetto d’oro è tornato là dove, secondo il ricordo di Giovanni, tutto era cominciato. Non è possibile stabilire se quello che accadde nel 1987 sia stato soltanto un caso, una singolare coincidenza o qualcosa che per Giovanni ha assunto un significato più profondo. Ma forse, in fondo, non è necessario. Perché alcune storie non chiedono di essere spiegate: chiedono semplicemente di essere ricordate.

E quella di Giovanni Russo, iniziata con un pensiero pronunciato in silenzio su un prato del Monte Cervati e conclusasi molti anni dopo ai piedi della Madonna della Grotta, appartiene proprio a questa categoria.

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