I carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia di Battipaglia hanno fermato di tre persone di 35, 40 e 48 anni, tutte originarie della Piana del Sele accusate di di estorsione consumata, tentata estorsione e incendio, aggravati dall’ utilizzo del metodo mafioso.
Tutto ha inizio il 4 agosto in via Carmine Turco a Battipaglia, a seguito del divampare di un grave incendio. Le fiamme, propagatesi rapidamente distrussero tre auto parcheggiate nel piazzale condominiale, di proprietà e nella disponibilità delle vittime, un 52enne ebolitano e un suo familiare. Secondo quanto emerso durante le indagini il 52enne ebolitano è stato destinatario di reiterate e allarmanti intimidazioni volte a costringerlo a svolgere attività di spaccio di sostanze stupefacenti per conto del gruppo criminale facente capo agli indagati. Al fermo rifiuto opposto dall’uomo, gli indagati hanno reagito imponendo il pagamento di una somma fissa settimanale di 500 euro o, in subordine, la corresponsione di somme estorsive da corrispondere a titolo di “pizzo” . Le richieste sono state assecondate dalla vittima solo in minima parte, cioè circa 450 euro in tre tranches, prima dell’interruzione definitiva dei pagamenti avvenuta nel mese di giugno.
Il persistente rifiuto della vittima e l’interruzione, da parte sua, dell’erogazione di denaro, ha infine innescato l’atto ritorsivo, ovvero l’incendio del 4 agosto. Secondo gli elementi raccolti, l’incendio è stato commissionato dal promotore e capo di un’associazione dedita al traffico di droga che, pur trovandosi agli arresti domiciliari con dispositivo di controllo elettronico in provincia di Campobasso, ha continuato a perpetrare allarmanti minacce tramite profili social fittizi. L’incendio è stato pianificato e materialmente eseguito da altre due persone complici: l’autore materiale del rogo, in particolare, ha operato dietro la promessa del corrispettivo di 5 grammi di crack.
Il quadro indiziario, stando alle ulteriori acquisizioni investigative, si è aggravo ulteriormente per i fatti accaduti nei giorni successivi. Il 7 agosto, infatti, uno dei complici ha inoltrato alla vittima un esplicito messaggio dal tenore fortemente intimidatorio: “Da oggi in poi guardati bene bene perché all’improvviso arrivo…”. Inoltre, a seguito di un alterco fisico avvenuto tra la vittima e l’esecutore materiale dell’incendio, indicato come tale dal suo stesso fratello, il mandante dell’atto incendiario ha inviato un messaggio vocale tramite WhatsApp al fratello dell’esecutore materiale (reo di averne rivelato l’identità), minacciando di sparargli alle gambe e rivendicando in maniera perentoria il controllo criminale assoluto e il “coprifuoco” nel territorio del comune di Battipaglia.
Il provvedimento restrittivo d’urgenza si è reso necessario in virtù del concreto e attuale pericolo di fuga degli indagati, caratterizzato in un caso da consolidati legami con criminali che vivono in Spagna, nonché dall’esistenza di una ramificata rete di coperture e dall’utilizzo disinvolto di canali di comunicazione schermati.
