Uno dei primi casi segnalati in Campania. A determinare l’aumento non una nuova certificazione di gravità, ma quanto già indicato nel Piano Educativo Individualizzato. La famiglia: “Lo facciamo conoscere perché può aiutare tante altre famiglie e gli insegnanti”
Un caso che potrebbe rappresentare un importante precedente per molte famiglie arriva da un comune del Vallo di Diano, dove un bambino di 10 anni ha finalmente ottenuto il raddoppio delle ore di sostegno scolastico di cui aveva bisogno e che da tempo venivano richieste dalla scuola. Un aumento delle ore riconosciuto dall’Ufficio Scolastico Provinciale, che ha disposto negli ultimi bollettini pubblicati che l’insegna di sostegno inizialmente accanto al bambino per 12 ore, da quest’anno aumentasse le ore di affiancamento a 24. Una vittoria inaspettata per la famiglia ma anche per le insegnanti.
Una vicenda particolarmente significativa perché l’aumento delle ore non è arrivato a seguito di un aggravamento della disabilità o dopo un lungo contenzioso giudiziario, ma sulla base di quanto già documentato e motivato nel Piano Educativo Individualizzato (PEI) del bambino.
Secondo quanto riferito dalla famiglia, si tratterebbe di uno dei primi casi di questo tipo in Campania e, proprio per questo, i genitori hanno voluto che la vicenda fosse resa pubblica. L’obiettivo è soprattutto informare altre famiglie del territorio, ma anche richiamare l’attenzione degli insegnanti sull’importanza del PEI e del lavoro svolto all’interno del GLO.

La questione fondamentale è spesso oggetto di equivoci: non esiste un automatismo per cui il numero delle ore di sostegno dipende esclusivamente dal comma della Legge 104 o dalla gravità della disabilità certificata.
A determinare il fabbisogno concreto di sostegno è il percorso individualizzato costruito per quello specifico alunno. Il PEI deve infatti contenere una proposta motivata delle ore di sostegno ritenute necessarie in relazione alle effettive esigenze educative e formative dell’alunno. La normativa prevede inoltre che il PEI sia elaborato e approvato dal Gruppo di Lavoro Operativo per l’inclusione (GLO).
Ed è proprio questo l’aspetto che rende particolarmente importante la vicenda valdianese.
Nel caso del bambino, il PEI riportava e motivava la necessità di un incremento delle ore di sostegno, sulla base delle difficoltà concretamente riscontrate nel percorso scolastico. Non si trattava, dunque, di una richiesta generica della famiglia, ma di una necessità emersa e documentata nel percorso educativo.
Fondamentale è stato il lavoro svolto dalla responsabile del sostegno dell’istituto omnicomprensivo frequentato dal bambino, che ha seguito la situazione e contribuito a mettere in evidenza la necessità di adeguare le risorse alle reali esigenze dell’alunno.
Altrettanto importante è stata la relazione e la documentazione predisposta dall’insegnante di sostegno, che ha illustrato in maniera dettagliata le difficoltà incontrate dal bambino e le ragioni per cui una maggiore presenza del docente risultava necessaria per garantire il percorso didattico e l’inclusione.
Un ruolo decisivo è stato inoltre svolto dalle insegnanti della classe, che da anni sottolineavano la necessità di un incremento delle ore di sostegno, riportando tali esigenze anche nei PEI elaborati negli anni scolastici precedenti.
È proprio questo elemento a rendere la vicenda particolarmente significativa: la richiesta di aumento delle ore era già presente nella documentazione scolastica ed era il risultato di osservazioni, valutazioni e lavoro collegiale portato avanti nel tempo.
La giurisprudenza amministrativa ha da tempo riconosciuto un ruolo centrale al PEI nella determinazione del fabbisogno di sostegno. Il TAR Campania, in una pronuncia del 2019, ha affermato che le ore attribuibili devono essere quantificate attraverso il Piano Educativo Individualizzato, ribadendo così la centralità della valutazione individualizzata dell’alunno. Anche successive pronunce hanno confermato l’importanza delle ore indicate nel PEI rispetto alle concrete esigenze del minore.
Il principio è semplice: prima si individuano i bisogni dell’alunno, poi si determinano le risorse necessarie a garantire il suo diritto all’inclusione scolastica.
Questo significa anche che non si dovrebbe ragionare secondo schemi automatici del tipo “comma 1 uguale poche ore” oppure “comma 3 uguale tutte le ore”. La classificazione prevista dalla Legge 104 è un elemento importante, ma non può sostituire la valutazione concreta delle esigenze educative e formative del singolo bambino.
La famiglia, che per anni non era riuscita a ottenere l’aumento delle ore richiesto, era pronta a rivolgersi a un legale esperto della materia qualora la situazione non fosse stata risolta.
Alla fine, però, il lavoro svolto dalla scuola e la documentazione contenuta nel PEI hanno consentito di arrivare al riconoscimento dell’aumento delle ore, evitando che la famiglia dovesse necessariamente intraprendere un ricorso giudiziario.
La famiglia valdianese ha scelto di raccontare questa esperienza soprattutto per un motivo: far sapere che esiste uno strumento concreto attraverso il quale le necessità del bambino possono essere formalizzate e valutate.
Un messaggio rivolto alle famiglie, affinché conoscano meglio i propri diritti e partecipino in maniera consapevole alla costruzione del PEI.
Ma anche un messaggio rivolto agli insegnanti, perché le osservazioni quotidiane, le difficoltà riscontrate in classe e la descrizione puntuale dei bisogni dell’alunno non sono elementi secondari. Possono diventare parte fondamentale della documentazione attraverso la quale il GLO valuta il fabbisogno di sostegno.