Inchiesta Alta velocità Napoli-Bari, ai domiciliari anche un ingegnere salernitano

C’è anche un ingegnere salernitano, conosciuto nell’ambito dei lavori dell’Alta velocità Napoli-Bari, tra i destinatari delle misure cautelari disposte dal gip di Napoli nell’inchiesta sugli appalti dell’opera. Si tratta di Aristodemo Busillo, 56 anni, originario di Campagna e con trascorsi professionali a Eboli, finito agli arresti domiciliari.

L’indagine della Guardia di finanza, coordinata dalla Procura di Napoli, conta complessivamente 49 indagati e 20 misure cautelari. Le accuse, a vario titolo, comprendono corruzione, frode nelle pubbliche forniture, caporalato e traffico illecito di rifiuti.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, alcune organizzazioni criminali del Casertano e dell’area vesuviana avrebbero trovato spazio nei cantieri dell’Alta velocità, intervenendo in settori come lo smaltimento dei materiali di scavo, la fornitura di calcestruzzo e il noleggio dei mezzi.

Busillo, secondo l’accusa, avrebbe avuto un ruolo centrale nel sistema contestato dalla Procura. L’ingegnere è stato rappresentante legale prima del consorzio Nacav e poi di Hirpinia AV, realtà impegnate nei lavori della linea ferroviaria.

Tra le contestazioni c’è quella relativa ai rapporti con la Areco srl, società riconducibile agli imprenditori Dante e Raffaele Salzillo, indicati dagli inquirenti come contigui al clan Belforte.

L’ingegnere avrebbe ricevuto denaro e regali, tra cui orologi, per un valore complessivo di circa 100mila euro, con l’obiettivo di favorire la società negli appalti.

A questo episodio si aggiunge una presunta tangente da 5mila euro. La somma, in banconote da 50 euro, sarebbe stata consegnata a Busillo in un bar di Mercogliano, all’interno di una busta gialla. La Guardia di finanza avrebbe successivamente rinvenuto e sequestrato il denaro sotto il sedile dell’auto dell’ingegnere.

Un altro capo di imputazione riguarda lo smaltimento di materiali provenienti dagli scavi di Grottaminarda, nei quali sarebbero state rilevate tracce di amianto.

Su questa contestazione, però, il gip ha stabilito che non sussistono i gravi indizi di colpevolezza nei confronti di Busillo. Si tratta quindi di un’accusa sulla quale non è stata ritenuta raggiunta la soglia indiziaria necessaria per la misura cautelare.

L’inchiesta riguarda anche la qualità dei materiali utilizzati nei cantieri dell’Alta velocità.

Tra gli indagati, senza misura cautelare, figurano gli imprenditori avellinesi Luca e Carmine Marinelli, attraverso società come Marinelli Calcestruzzi e Calcestruzzi Irpini.

Secondo l’accusa, le società avrebbero fornito calcestruzzo con caratteristiche inferiori rispetto a quelle previste dal progetto esecutivo. I carotaggi effettuati sui manufatti avrebbero evidenziato difformità nella qualità del materiale.

Il gip parla, nella ricostruzione dell’inchiesta, di una difformità di particolare gravità, anche per le possibili conseguenze sulla sicurezza dell’infrastruttura ferroviaria.

L’inchiesta punta quindi a ricostruire un sistema che, secondo la Procura, avrebbe coinvolto imprese, intermediari e soggetti legati alla criminalità organizzata nella gestione di parti rilevanti dei lavori della Napoli-Bari. Le accuse dovranno ora essere valutate nelle successive fasi del procedimento, nel rispetto della presunzione di innocenza.

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