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martedì, 26 Maggio, 2026
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Falso “Made in Italy”: Coldiretti Campania scorta il concentrato di pomodoro cinese

Alcuni dei 44 container di concentrato di pomodoro cinese arrivati nei giorni scorsi al porto di Salerno sono stati consegnati all’azienda conserviera di Sarno per essere trasformati in un prodotto Made in Italy.

Si apre così un nuovo capitolo della protesta degli agricoltori Coldiretti della Campania, che continuano a denunciare il falso Made in Italy. Ancora una volta, un prodotto proveniente dalla lontana Cina si trova sugli scaffali con la bandiera tricolore solo perché la legge permette di considerare “italiano” un prodotto anche se solo l’ultima parte della lavorazione avviene in un’azienda locale.

Il vicepresidente nazionale di Coldiretti, Gennarino Masiello, dichiara: “Siamo vittime di un furto di valore e di identità, poiché il pomodoro viene importato dalla Cina, non rispetta gli standard italiani di sicurezza e le corrette politiche agricole e del lavoro. Le nostre imprese non possono sopportare questa concorrenza sleale. Chiediamo che le aziende che trasformano il pomodoro cinese stipulino con noi contratti di filiera che garantiscano prevedibilità ed sostenibilità economica. Altrimenti, le nostre imprese rischiano di fallire”.

Quaranta motociclette hanno accompagnato i fusti, in segno di protesta, all’azienda di Sarno che si occuperà dell’ultima fase della lavorazione, compresa l’applicazione dell’etichetta con il tricolore.

Presenti alla protesta il vice presidente nazionale Gennarino Masiello, il presidente regionale Ettore Bellelli, il direttore regionale Salvatore Loffreda e i direttori delle altre province, insieme ad Annamaria Cascone, responsabile Donne Coldiretti Campania.

Il presidente di Coldiretti Campania, Ettore Bellelli, definisce la situazione una “filiera” inaccettabile e chiede una revisione delle regole sul codice doganale per garantire la trasparenza sull’origine dei prodotti.

Il direttore di Coldiretti Salerno, Vincenzo Tropiano, denuncia un doppio danno in termini di valore e immagine, oltre a un inganno per i consumatori che identificano i prodotti come italiani. La protesta mira a fermare il falso cibo italiano e a chiedere una revisione del criterio dell’ultima trasformazione del Codice doganale sull’origine dei cibi, per contrastare il furto d’identità dei prodotti Made in Italy.

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