
La tragedia che ha colpito Cava de’ Tirreni con il femminicidio di Anna Tagliaferri ha segnato profondamente la comunità , portando il sindaco Vincenzo Servalli a proclamare il lutto e a disporre la sospensione delle attività legate ai festeggiamenti per il Natale. Una scelta simbolica, dettata dal dolore e dal raccoglimento, che ha però avuto inevitabili ripercussioni anche sul tessuto commerciale, proprio nei giorni più importanti dell’anno.
In questo contesto si inserisce il messaggio della Pasticceria Tirrena, storica attività di famiglia guidata dalla vittima, che pur ringraziando l’amministrazione e la comunità per la vicinanza ricevuta, ha lanciato un appello chiaro: non cancellare il Natale a Cava. Nel post condiviso sui social, i familiari hanno invitato la città a non rinunciare a un momento di condivisione e normalità, ritenendo che il silenzio e il dolore possano convivere con il rispetto delle tradizioni.
Il provvedimento del sindaco Servalli, che ha chiesto di evitare anche gli aperitivi musicali della vigilia, ha aperto così un confronto pacato tra esigenza di commemorazione e necessità di sostenere le attività locali. Un equilibrio delicato, nel segno del rispetto per una ferita ancora aperta, ma anche della volontà di non spegnere del tutto lo spirito natalizio della città.
Gli inquirenti e gli operatori del Centro di Salute Mentale dell’Asl concordano su un punto: non vi sarebbero stati indizi premonitori. Anna non avrebbe potuto intuire alcun pericolo, perché nulla lasciava immaginare un’escalation di violenza. Anche sul fronte clinico, Diego Di Domenico stava affrontando un percorso terapeutico condiviso con la compagna, fatto di incontri regolari e terapia farmacologica, proseguito fino a pochi giorni prima dei fatti.
L’omicidio-suicidio si è consumato nell’abitazione di via Ragone. Anna Tagliaferri, 40 anni, imprenditrice conosciuta e titolare insieme ai fratelli della storica Pasticceria Tirrena, è stata uccisa dal compagno, che successivamente si è tolto la vita gettandosi dal tetto dello stabile, dopo aver ferito la mamma di Anna. La donna è stata sottoposta ad un intervento chirurgico e non è in pericolo di vita.
Sul fronte delle cure a cui era sottoposto Di Domenico, gli inquirenti e gli operatori del Centro di Salute Mentale dell’Asl concordano sull’assenza di segnali premonitori che potessero far temere un’escalation di violenza.
Anna Tagliaferri non avrebbe potuto intuire alcun pericolo, poiché il compagno Diego Di Domenico stava seguendo regolarmente un percorso terapeutico condiviso con lei.
Il trattamento prevedeva colloqui bisettimanali e una terapia farmacologica ridotta di comune accordo, scelta maturata alla luce dei miglioramenti riscontrati.
Non erano emersi segnali di peggioramento clinico, né atteggiamenti di rifiuto delle cure.
Anzi, Anna accompagnava Diego in un cammino di recupero e di progettualità, sostenendolo anche nel superamento di traumi legati al passato familiare.
Secondo il direttore del Dipartimento di Salute Mentale, Giulio Corrivetti, il livello di equilibrio psicologico era ritenuto adeguato.
Diego era seguito costantemente e aveva rispettato tutti gli appuntamenti terapeutici.
La tragedia sarebbe stata determinata da un improvviso e imprevedibile “interruttore”, non anticipato da segnali di crisi.














