Nel contesto delle trasformazioni che stanno attraversando i sistemi di welfare europei, la questione della disabilità rappresenta uno degli ambiti più complessi e al tempo stesso più rivelatori della qualità delle politiche pubbliche. La capacità di rispondere ai bisogni delle persone con disabilità non si misura soltanto attraverso l’erogazione di prestazioni, ma nella costruzione di percorsi integrati capaci di accompagnare la persona nella sua interezza, lungo l’intero arco della vita.È in questa cornice che si inserisce l’attuazione del protocollo operativo tra l’ASL di Salerno e gli Ambiti Territoriali Sociali della provincia, un’iniziativa che segna un passaggio significativo nel processo di innovazione delle politiche sociosanitarie in Campania. Il protocollo introduce un modello sperimentale di presa in carico integrata, finalizzato alla concreta realizzazione dei progetti di vita delle persone con disabilità, superando la tradizionale separazione tra interventi sanitari e servizi sociali.L’elemento qualificante dell’accordo risiede nella sua impostazione sistemica. La disabilità non viene più affrontata come una sommatoria di bisogni settoriali, ma come una condizione che richiede risposte coordinate, continuative e personalizzate. Sanità, servizi sociali ed enti territoriali sono chiamati a operare in modo sinergico, condividendo responsabilità, strumenti e obiettivi, nella consapevolezza che solo un approccio integrato può garantire efficacia e sostenibilità.

Amedeo Auriemma, in qualità di Responsabile Regionale degli Affari Sociali e della Sanità per la Campania, ha dichiarato: “Accolgo con grande soddisfazione l’attuazione del protocollo operativo tra l’ASL di Salerno e gli Ambiti Territoriali Sociali della provincia. Si tratta di un passaggio significativo, che introduce un modello innovativo di integrazione tra sanità e servizi sociali, orientato alla realizzazione concreta dei progetti di vita delle persone con disabilità”
“Questo protocollo rappresenta una sperimentazione unica nel suo genere, perché supera la frammentazione degli interventi e promuove una presa in carico realmente integrata, capace di rispondere ai bisogni complessi delle persone e delle loro famiglie in modo coordinato e continuativo. Siamo di fronte a un passo importante nel percorso di rafforzamento del welfare territoriale, ma non a un punto di arrivo. Per rendere questo modello efficace e duraturo sarà fondamentale il contributo di tutti gli attori coinvolti: sistema sanitario, enti locali e politiche territoriali.”
“L’attenzione ora deve concentrarsi sulla fase attuativa, sul monitoraggio degli interventi e sulla capacità di affrontare le criticità che ancora incidono sulla quotidianità delle persone con disabilità. Solo attraverso il lavoro condiviso e la partecipazione ai tavoli di confronto sarà possibile garantire risultati concreti. L’obiettivo è costruire un sistema sociosanitario più equo, accessibile ed efficiente, in cui la tutela della salute e l’inclusione sociale procedano insieme, nel rispetto dei diritti, della dignità e delle esigenze delle persone con disabilità.”
Pur rappresentando un passaggio di grande rilievo, l’attuazione del protocollo viene letta come un punto di partenza e non come un traguardo. La complessità delle esigenze richiede un impegno costante, una governance solida e una capacità di monitoraggio in grado di individuare e affrontare le criticità che ancora incidono sulla quotidianità delle persone con disabilità e delle loro famiglie. Fondamentale sarà il contributo degli enti locali e delle politiche territoriali, chiamati a rendere l’integrazione non episodica, ma strutturale.














