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martedì, 2 Giugno, 2026
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“Verso Via D’Amelio: i 57 giorni”. L’evento a Sala Consilina che ha raccontato la legalità

Nella serata di ieri, in una piazzetta dal panorama suggestivo -Piazza Santa Maria- nel cuore del centro storico di Sala Consilina, La Cantina delle Arti con l’artista Enzo D’Arco e l’amministrazione comunale, rappresentata da Tonino Santarsiere -consigliere delegato al centro storico- hanno portato sul palco la legalità. In una giornata di commemorazione per il magistrato Paolo Borsellino e della sua scorta, su iniziativa de La Cantina delle Arti e con il patrocinio del Comune di Sala Consilina, si è deciso di porre l’accento sull’impegno civico che uomini e donne di Stato hanno profuso e profondono andando oltre il senso di rassegnazione per scardinare quello che è l’impianto mafioso. La prima parte della serata è stata, infatti, dedicata ad una lettura interpretata accompagnata da momenti musicali di Enzo D’Arco sulle memorie di Paolo Borsellino e degli ultimi mesi di lavoro intenso a servizio dello Stato nonostante sapesse quale sarebbe stato l’epilogo della sua storia. L’intento dell’artista grazie al suo teatro civico e impegnato è stato quello di porre l’attenzione su emozioni che si trasformano in fare concreto per rendere meno astratto il concetto di legalità.

La seconda parte della serata ha lasciato spazio ad altre quattro storie sinonimo di abnegazione: quattro donne attiviste di Libera e familiari di vittime innocenti di mafie hanno raccontato del loro percorso per affermare e costruire la legalità, nonostante le tragedie subite.

La prima ad intervenire è stata Carmela Sermino: vedova di Giuseppe Veropalumbo, morto a 30 anni nel 2007 nella notte di Capodanno. Giuseppe Veropalumbo ancora non è stato riconosciuto come vittima di Camorra. Nonostante questo, Carmela Sermino ha affermato di aver continuato a lottare: da quel tragico evento è nata infatti un’associazione intitolata al marito che si occupa di sostenere le vittime innocenti indirette della criminalità organizzata e continua a cercare giustizia e verità. Poi è stata la volta della giovane Emanuala Sannino che nel 1994 ha subito la perdita della madre, Palma Scamardella, uccisa in un tragico scambio di persona. Anche nella storia di Emanuela Sannino vi è un percorso, seppur difficile, verso il bene comune perchè grazie agli eventi organizzati da Libera, l’attivista gira scuole e carceri per raccontare la sua storia e per scardinare il pensiero mafioso e l’omertà; quella stessa omertà che protetto gli assassini di Giuseppe Veropalumbo e Palma Scamardella. Ad intervenire successivamente, Luciana Di Mauro, vedova di Gaetano Montanino che nel 2009 fu ucciso mentre lavorava come guardia giurata. La storia di Luciana si lega al perdono, alla giustizia riparativa e all'”abbraccio”, perchè nel 2017 decide di incontrare uno degli assassini di suo marito che all’epoca dei tragici fatti era ancora minorenne. Grazie al percorso della giustizia riparativa e al suo impegno è riuscita a garantire un “dopo” ad Angelo (nome di fantasia del ragazzo) che adesso si trova in libertà vigilata, ha cambiato vita e lavora. È proprio dal lavoro che restituisce dignità e dalla scuola pubblica come bene primario che alla fine viene raccontata la storia di Piera Montella, ex avvocata, docente di diritto e dirigente scolastica che partendo dalle scuole di periferia di Napoli, da quelle di Caivano e Secondigliano, si impegna per garantire una vita dignitosa e nella legalità ai ragazzi e alle ragazze che non hanno molte alternative in contesti dove la criminalità organizzata la fa da padrone. Con fare pratico, senza giudizi e senza prediche queste quattro testimonianze si legano all’esempio lasciato dagli uomini giusti e di Stato come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

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