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venerdì, 17 Aprile, 2026
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Vassallo morì per difendere il suo Cilento. “Tradito” da una rapina e da un colonnello dei carabinieri

Un colonnello dei carabinieri con interessi criminali, la criminalità organizzata che nel Cilento aveva puntato per un traffico massiccio di droga sfruttando i porticcioli, collusioni, affari legati alla residenza dei pentiti, e un sindaco, Angelo Vassallo. Il sindaco – si legge nelle oltre 400 pagine di ordinanza che hanno portato all’arresto di i tratta dell’ufficiale dei carabinieri Fabio Cagnazzo, del figlio del boss nonché collaboratore di giustizia Romolo Ridosso del clan di Scafati Loreto-Ridosso, dell’imprenditore Giuseppe Cipriano e dell’ex brigadiere dell’Arma Lazzaro Cioffi – e aveva chiesto l’intervento del procuratore, amico, di Vallo della Lucania Greco. Vassallo aveva già avuto un primo appuntamento. “Voleva raccontare – questo si legge nelle carte dell’inchiesta – cosa aveva scoperto”, ovvero un giro di droga con personaggi importanti coinvolti. Il primo appuntamento però era andato a vuoto a causa di una rapina in banca e quindi con l’ufficiale dei carabinieri che avrebbe dovuto incontrare impegnato. Il secondo appuntamento era fissato poche ore dopo l’omicidio del sindaco pescatore.

Vassallo stava facendo di tutto per tutelare il proprio territorio, per evitare che la Camorra entrasse, ancor di più, nel Cilento. E per questo motivo è stato ucciso. Da chi ancora non si sa, perché in tutta questa vicenda manca ancora l’esecutore dell’omicidio. Vassallo voleva difendere, stando a quanto emerso in questi 14 anni, la sua terra dalle mira criminali che vedeva al centro di tutto il colonnello Cagnazzo coinvolto nel giro delle sostanze stupefacenti e nell’ “accoglienza” dei pentiti.

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