Crisi idrica in Basilicata: tra proteste, dubbi e politiche contraddittorie. Altra manifestazione a Potenza

La crisi idrica che sta colpendo 29 comuni lucani, tra cui la città di Potenza, ha sollevato un’ondata di proteste e preoccupazioni tra i cittadini, le sigle associative e i sindacati. Questi ultimi, riuniti sotto la bandiera del Comitato dell’acqua pubblica, hanno espresso forte preoccupazione per la gestione dell’acqua prelevata dal fiume Basento, sollevando richieste di maggiore trasparenza sull’utilizzo dell’acqua a fini potabili. Per questo motivo, in occasione della seduta straordinaria del Consiglio regionale dedicata alla crisi idrica, hanno deciso di manifestare sotto il palazzo della Regione, esprimendo apertamente il loro dissenso.

Anche la Chiesa lucana ha preso posizione contro la gestione dell’emergenza. L’arcivescovo metropolita di Potenza, monsignor Davide Carbonaro, ha esortato nella sua omelia domenicale a superare la crisi con lungimiranza, sottolineando la necessità che “l’acqua non sia monopolio privato per il profitto di pochi, ma sia dono libero per il bene di tutti”. Una riflessione che mette in evidenza le problematiche legate alla gestione dell’acqua come bene pubblico, tema che ha generato non poco malcontento tra i cittadini.

Intanto, i disagi per i cittadini non accennano a diminuire. Dopo il via libera dell’Asp, l’acqua captata dal fiume Basento ha cominciato a scorrere nelle case dei 29 comuni coinvolti, ma le operazioni di immissione in rete hanno causato problemi in molti centri, dove i rubinetti sono rimasti a secco da venerdì scorso. A causa di questa carenza, alcuni comuni hanno dovuto sospendere l’attività scolastica. Un esempio significativo è quello di Tito Scalo, dove i cittadini sono senza acqua da diversi giorni. Per la giornata di oggi, AQL ha programmato un nuovo piano di distribuzione, con l’acqua erogata a Potenza dalle 7 alle 15, e interruzioni programmate dalle 13:30 alle 18 negli altri 28 comuni coinvolti.

Sul fronte politico, la situazione è altrettanto complessa. Il Consiglio regionale ha recentemente bocciato la proposta di istituire una commissione d’inchiesta sulla crisi idrica, nonostante il sostegno da parte di diversi consiglieri, tra cui quelli del M5S, della BCC e del PD. A votare contro la proposta sono stati, invece, esponenti di Forza Italia, Fratelli d’Italia e Azione, con un’astensione significativa da parte del consigliere regionale Antonio Bochicchio di Avs-Psi-LBp. La decisione di respingere la commissione d’inchiesta ha suscitato aspre critiche, con una parte della politica locale che sostiene che misure già in atto siano sufficienti per affrontare la crisi senza bisogno di indagini.

Durante la stessa seduta, il presidente della giunta regionale, Vito Bardi, ha presentato una relazione sulla gestione della crisi idrica, ricevendo il supporto di numerosi consiglieri che hanno posto l’accento sulle difficoltà strutturali del sistema idrico della regione. Coloro che hanno sostenuto la relazione di Bardi ritengono che l’emergenza vada affrontata con interventi mirati alla riparazione e all’ottimizzazione delle infrastrutture esistenti, piuttosto che con una commissione d’inchiesta. Tuttavia, le critiche non sono tardate ad arrivare da chi ritiene che senza un’indagine approfondita, non si possano affrontare le cause profonde della crisi.

La situazione continua a peggiorare, soprattutto nei mesi estivi, quando la domanda di acqua aumenta significativamente, mettendo sotto stress il sistema idrico della regione. Non solo la carenza d’acqua, ma anche la qualità dell’acqua erogata è diventata motivo di preoccupazione per la popolazione, con segnalazioni di problemi sanitari legati all’utilizzo dell’acqua. In questo contesto, la gestione della crisi sembra essere ostacolata non solo da difficoltà tecniche, ma anche da una politica che appare più preoccupata di evitare responsabilità che di trovare soluzioni concrete per il benessere dei cittadini.

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