Continuano le udienze del Processo Shamar, presso il Tribunale di Lagonegro, sullo sversamento illecito di rifiuti avvenuto nel 2019 tra Atena Lucana e Sant’Arsenio che vede imputate otto persone accusate a vario titolo di reati ambientali, tra cui inquinamento ambientale e traffico di rifiuti. Come nell’ udienza della scorsa settimana, si è proceduto con le arringhe dei difensori degli imputati in seguito alla requisitoria del Pm Vincenzo Montemurro. In aula l’avvocato Sepe, difensore di Francesco Pinto Francesco e Raffaele Pinto (per i quali sono stati chiesti dal PM rispettivamente 4 anni di reclusione e 100mila di euro di multa), ha contestato l’articolo 452 quaterdecies, in quanto, per questa fattispecie di reato mancherebbe il dato numerico delle operazioni di sversamento, il profitto e la struttura organizzativa legata agli sversamenti. Non sussisterebbero, quindi, secondo la difesa, attività continuative organizzate nell’ambito dello smaltimento illecito dei rifiuti per quanto concerne l’azienda Pracal che, sempre secondo quanto ricostruito durante il processo, avrebbe richiesto per l’attività di smaltimento rifiuti -derivante dalla lavorazione di alcuni materiali- più preventivi, affidandosi poi alla ditta che avrebbe offerto quello più vantaggioso. Inoltre, mancherebbe la prova della provenienza dei suddetti rifiuti sulle autobotti che trasportavano i liquidi da sversare.
Durante l’arringa del difensore dell’imputato Nisi (per il quale sono stati chiesti dal PM, 2 anni di reclusione e 25mila euro di multa), l’avvocato Giuliano ha messo in evidenza come il reato di sversamento non sia stato effettivamente compiuto chiedendo l’assoluzione per il suo assistito per non aver commesso il fatto e per la sua estraneità alla vicenda. La prossima udienza è stata fissata per il 13 febbraio 2025.
