Presso la sala ‘don Peppe Diana’ del Consiglio regionale della Campania, è stata presentata la proposta di legge a firma del consigliere Tommaso Pellegrino, finalizzata all’istituzione della Giornata della Memoria per la sciagura ferroviaria di Balvano, che si terrà ogni 3 marzo. La tragedia, avvenuta il 3 marzo 1944 nella galleria “Delle Armi”, nei pressi della stazione di Balvano-Ricigliano (Potenza), lungo la ferrovia Battipaglia-Metaponto, causò la morte di oltre 600 persone, molte delle quali provenienti dalla Campania.
L’evento è stato coordinato dal consigliere Pellegrino e da Marianna Mascolo, segretario provinciale di Italia Viva. Hanno partecipato i sindaci dei comuni coinvolti nella tragedia, tra cui Ezio Di Carlo (Balvano), Francesco Somma (Pimonte), e diversi vicesindaci, insieme a testimonianze significative, come quella di Geremia Gaudino, figlio di un superstite. Erano presenti anche la vicepresidente del Consiglio regionale, Loredana Raia, e il coordinatore regionale di Italia Viva, Armando Cesaro.

Tommaso Pellegrino ha dichiarato: “Abbiamo il dovere di ricordare una tragedia che ha sconvolto centinaia di famiglie. Più di 600 vittime in quella che è stata definita la ‘Titanic’ delle ferrovie italiane. Dobbiamo fare chiarezza su quanto accaduto, soprattutto per rendere giustizia a quelle persone che salirono sul treno in cerca di beni alimentari, sempre più scarsi a causa della guerra. Ringrazio i sindaci e gli amministratori locali per aver supportato questa proposta di legge, affinché questa tragedia non venga mai dimenticata”.
Anche il sindaco di Balvano, Ezio Di Carlo, ha commentato: “È una tragedia che ha segnato tutti noi. Finalmente si inizia a darle la giusta attenzione. Abbiamo chiesto che tutti i comuni aderiscano alla richiesta di fare luce sulle ombre che ancora avvolgono questa sciagura. L’iniziativa di oggi del consigliere Pellegrino è un importante passo per cercare la verità”.
Il 3 marzo 1944, il treno merci 8017, sovraccarico di persone, si fermò all’interno della galleria per l’impossibilità di proseguire, a causa della pendenza della linea. I tentativi di sbloccare il mezzo provocarono una massiccia emissione di gas tossici, che causarono la morte di oltre 600 persone, di cui circa 380 provenienti dalla Campania, in particolare dalle province di Napoli e Salerno.














