Nel maggio 2019 Franco Alfieri, al lido della discordia, l’ex Kennedy, apre la campagna elettorale per le amministrative di Capaccio Paestum. È lì per promuovere la sua «ottava lista», quella di «Democrazia capaccese con Franco Alfieri sindaco» capeggiata da Stefania Nobili, all’epoca moglie di Roberto Squecco, poi eletta in consiglio comunale. La candidatura della donna, assieme al lido Kennedy, sono il fulcro dell’inchiesta che ha portato all’arresto bis di Franco Alfieri accusato di scambio politico elettorale di tipo mafioso. Dieci gli arresti eseguiti. Anche con altre accuse come detenzione di armi che sarebbero servite a un attentato nei confronti del politico.

Gli ultimi episodi oggetto di indagine risalgono al 2023 quando Squecco, uscito dal carcere, intende dare una lezione a Franco Alfieri per non aver mantenuto gli impegni presi in campagna elettorale. Intercettato e controllato dagli uomini della Direzione investigativa Antimafia di Salerno, Squecco esprime la volontà di volergli dare una lezione, magari con un attentato alla sua auto indicando il luogo dove la mattina era solito parcheggiarla prima di andare a Capaccio. L’imprenditore, che al suo attivo ha una sentenza passata in giudicato per camorra, era «offeso» con il primo cittadino il quale, dopo il suo arresto per altri fatti, lo aveva scaricato non tenendo fede al loro patto prelettorale:
Ma il 14 aprile del 2023 era stato lui, presidente della giunta municipale, a decretare che nell’area del lido da non abbattere sarebbe sorta una Arena tenendo fuori la famiglia Squecco. Così da amici ed alleati, i due diventano nemici. Pensa anche a un attentato dinamitardo ma non c’è l’accordo con gli uomini di Baronissi e non se ne fa nulla.
Raffica di reazioni da parte del centrodestra e del M5S dopo il nuovo arresto di Alfieri. «Una cappa di malaffare e malapolitica», dice Imma Vietri (FdI). «La vittoria bulgara di Alfieri era una farsa», aggiunge Pino Bicchielli (Noi Moderati), mentre Maurizio Gasparri (Forza Italia) parla di «cappa che tiene stretta la provincia di Salerno e tante parti della Campania». «Sistema al capolinea», dice Aurelio Tommasetti (Lega) mentre Attilio Pierro (Lega) sottolinea le «tinte fosche» dello scenario che emerge dalle indagini. Michele Cammarano (M5S) chiede «una seria riflessione su come assicurare amministrazioni libere da ogni ombra». E Dario Vassallo, presidente della fondazione intitolata al sindaco pescatore, afferma: «Il cosiddetto “Sistema Cilento” non è solo un meccanismo di corruzione, ma un’alleanza con la criminalità organizzata».














