Ponte Tanagro, il cantiere fantasma: tre anni di ritardi e nessuna certezza

La storia del Ponte Tanagro, chiuso il 29 ottobre 2021 per gravi problemi strutturali, si conferma l’ennesimo paradigma di inefficienza amministrativa e rimpalli burocratici. Tre anni di disagi, promesse mancate e lavori mai davvero iniziati, mentre cittadini e imprese locali subiscono le conseguenze di un collegamento interrotto tra Sassano e Padula, territori che continuano a pagare il prezzo dell’immobilismo istituzionale.

Nel luglio del 2023, co una cerimonia in pompa magna, le autorità locali hanno annunciato l’inizio della ricostruzione. Un atto più simbolico che concreto, visto che, a distanza di mesi, il cantiere non ha registrato progressi significativi. Anzi, l’unico elemento tangibile rimasto sono le incertezze, la riapertura del ponte è passata da un ipotetico “fine estate” a un più vago “forse autunno”, fino al classico “salvo imprevisti”. Una formula di rito che lascia presagire l’ennesimo rinvio a data da destinarsi.

A complicare ulteriormente la situazione, è intervenuta la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Salerno e Avellino, che ha imposto saggi archeologici preventivi. Una decisione che, pur rispondendo a precise esigenze di tutela del patrimonio storico, appare l’ennesimo ostacolo in un percorso già disseminato di impedimenti tecnico-amministrativo. Nel frattempo, gli enti locali si rimbalzano responsabilità e giustificazioni, mentre la comunità resta priva di risposte concrete.

Il ponte Tanagro non è solo un’opera pubblica incompiuta, ma un emblema delle carenze infrastrutturali che affliggono il territorio. La sua chiusura ha spezzato un asse viario strategico, costringendo cittadini e lavoratori a percorsi alternativi più lunghi e onerosi. Le attività commerciali della zona, già provate da un contesto economico difficile, subiscono ulteriori danni a causa di una viabilità compromessa.

Durante l’incontro tenutosi ieri sera a Padula sul tema, organizzato dall’associazione Piazza-Schierarsi Cilento-Vallo di Diano, si è registrata una clamorosa assenza: quella dei sindaci di Sassano e Padula, Domenico Rubino e Michela Cimino. Un’assenza che non è passata inosservata, sollevando interrogativi sulla volontà delle amministrazioni locali di farsi carico del problema.

Nel frattempo, il Codacons Cilento, attraverso il presidente Bartolomeo Lanzara, ha annunciato possibili azioni legali nei confronti degli enti responsabili. Ritardi ingiustificati, mancanza di trasparenza e sprechi di denaro pubblico sono le accuse mosse dall’associazione, che ha denunciato anche l’assenza di cartellonistica di cantiere e aggiornamenti ufficiali sui lavori.

“Abbiamo atteso per anni delle risposte da parte dei politici, ma spesso quelle risposte sono state superficiali e prive di concretezza. Ci siamo domandati se siamo stati giusti nel porre le nostre domande o se avremmo dovuto fare di più – dichiara un cittadino e commerciante – La frustrazione è enorme e, se non verranno prese azioni immediate e decisive, rischiamo di trovarci di fronte a tragedie, come la perdita di vite umane o gesti estremi da parte di chi non ce la fa più. La cosa che ci addolora – continua – di più è vedere un’opera così importante, un cantiere da 2 milioni di euro, lasciato in queste condizioni. Un cantiere che doveva essere una soluzione, ma che oggi appare come un semplice recinto senza alcuna protezione adeguata. Ogni giorno, noi cittadini siamo costretti a vivere con questa realtà, senza che ci venga data una risposta concreta. Il fatto che non vengano presi provvedimenti tempestivi, non solo dimostra una totale mancanza di rispetto verso le persone che vivono in queste condizioni, ma anche un disinteresse per la sicurezza e il benessere della comunità.”

Quello del ponte Tanagro è ormai un caso esemplare di cattiva gestione della cosa pubblica. Mentre le istituzioni continuano a fornire spiegazioni elusive e vaghe previsioni, la comunità attende risposte chiare e tempi certi. Se davvero esistono i fondi e se la volontà politica è quella di completare l’opera, allora perché i lavori non procedono?

Un’infrastruttura strategica per l’economia locale non può rimanere ostaggio di lungaggini burocratiche e scarsa determinazione amministrativa. La riapertura del ponte Tanagro non è solo una necessità, ma un diritto della comunità, che merita di essere ascoltata e rispettata. Il tempo delle promesse è finito: ora servono fatti.

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