Il Procuratore generale Ida Tortorella ha chiesto la conferma della sentenza di primo grado nei confronti del 17enne di Pontecagnano Faiano, già condannato all’esito del rito abbreviato a 16 anni di reclusione, ritenuto colpevole dell’omicidio di Marzia Capezzuti insieme ai genitori Barbara Vacchiano e Damiano Noschese. La requisitoria- come riportato da “Il Mattino”- è stata pronunciata ieri davanti alla Corte d’Appello sezione minorenni alla presenza del ragazzo, sempre presente in aula, e dei suoi legali, gli avvocati Giuseppe Russo e Luigi Capaldo. Nell’ambito dell’udienza, i giudici hanno accolto l’istanza difensiva che autorizza il giovane, attualmente ristretto a Nisida, a incontrare la madre, anch’essa detenuta. La donna, nonostante sia stata dichiarata decaduta dalla responsabilità genitoriale, potrà avere dei colloqui con il figlio presso il carcere minorile dove è detenuto. In precedenza, tra i due erano stati già autorizzati contatti telefonici e videochiamate.

All’epoca dell’omicidio della 29enne milanese, il giovane aveva appena 15 anni. Nella sentenza i giudici parlano di un giovane “condizionato dalla perfida posizione dominante della madre”. Nonostante la giovane età e la condizione familiare, è stato comunque riconosciuto al ragazzo un “consapevole e volontario contributo morale o materiale” al delitto. Il giudice, nella motivazione della sentenza, non è entrato nei dettagli circa i ruoli nel soffocamento di Marzia, ma ritiene che, su istigazione della madre, il figlio fosse pronto a “caricare e scaricare il cadavere dal furgone e poi gettarlo nel luogo dove è stato ritrovato”. La sua partecipazione viene ritenuta certa non solo in base alle confessioni stragiudiziali rese alla sorella, ma anche per la precisione con cui ha descritto le fasi dell’omicidio.
Conclusa la requisitoria del Procuratore generale l’udienza è stata aggiornata alla prossima settimana quando, dopo le arringhe dei legali che hanno avanzato richiesta di una nuova perizia psichiatrica con la possibile riapertura dell’istruttoria dibattimentale, si arriverà alla sentenza. La richiesta della difesa si fonda su un preciso passaggio della sentenza di primo grado nella quale i giudici rilevano che il ragazzo, pur essendo “capace di partecipare coscientemente al processo, di comprenderne il significato e di valutarne le possibili conseguenze”, presenta una disabilità intellettiva di grado lieve, con abilità cognitive inferiori rispetto alla media dei suoi coetanei.