Ancora due giorni di fermo produttivo nello stabilimento Stellantis di San Nicola di Melfi. Oggi e domani le linee si bloccheranno nuovamente a causa della “mancanza di componenti”. Un’altra battuta d’arresto che riaccende i riflettori su quella che viene definita la “vertenza delle vertenze” in Basilicata: il comparto automotive, da mesi, oscilla tra crisi e promesse di rilancio.

A vivere con maggiore apprensione sono soprattutto i lavoratori dell’indotto, circa 3mila famiglie del territorio, il cui futuro è strettamente legato alla tenuta della produzione Stellantis. È il caso, ad esempio, della PMC, azienda fornitrice di laminati per la multinazionale, dove nelle prossime ore si tornerà a discutere della tenuta occupazionale.
Dopo gli incontri della scorsa settimana, è previsto un nuovo tavolo in Confindustria: al centro, la richiesta di proroga della cassa integrazione, in scadenza a breve, per tutelare i 180 lavoratori attualmente coinvolti. Ma il tema si estende anche al medio-lungo periodo, con le sigle sindacali che chiedono un piano di rilancio credibile e strumenti di accompagnamento, come incentivi alle uscite volontarie, sulla scia di quanto già previsto da Stellantis.
Un appello unanime arriva infine alla multinazionale: non abbandonare l’indotto, ma continuare ad affidare commesse che valorizzino la produzione locale. Perché a San Nicola di Melfi il destino dell’automotive non è solo quello dello stabilimento madre, ma dell’intero tessuto economico e sociale della Basilicata.














