Il 2024 è stato un anno nero per le carceri della Campania. Secondo i dati resi noti da Samuele Ciambriello, garante campano delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, alla presentazione del Rapporto annuale in Consiglio Regionale nei 15 istituti penitenziari campani, a dicembre 2024, si registravano 7.509 detenuti a fronte di 5.584 posti disponibili. In diversi casi le percentuali di sovraffollamento superano il 150% come avviene nel caso del carcere di Salerno dove l’indice di sovraffollamento è pari al 154%, collocandolo così al terzo posto tra gli istituti di pena campani con il maggior tasso di sovraffollamento.

Ciambriello ha sottolineato come questo sovraffollamento potrebbe essere significativamente ridotto considerando che 2.706 detenuti hanno una pena residua inferiore ai tre anni. “Possibile che – si domanda Ciambriello – nonostante tali residui di pene e pene lievi e lievissime, non si riesca ad aumentare la percentuale di coloro che possono scontare la pena fuori dal carcere attraverso il ricorso a misure alternative? Cosa questa che oltre a corrispondere ad un atto di giustizia, diminuirebbe di molto il sovraffollamento e l’attuale struttura dei costi”.
La relazione del Garante Ciambriello ha evidenziato, inoltre, una diminuzione del personale in servizio nelle carceri. A fronte di una pianta organica di 3.706 agenti, gli effettivi presenti sono solamente 3.265. Per quanto riguarda Salerno, i dati indicano una carenza di personale di polizia penitenziaria pari al 10% rispetto alla pianta organica. Oltre al sovraffollamento e alla carenza di personale, le carceri campane continuano a fronteggiare anche problemi cronici come aggressioni e altri eventi critici, con un totale di 4.135 infrazioni disciplinari registrate. Anche in questo contesto, il carcere di Salerno si distingue negativamente con 312 episodi e un suicidio nel corso dell’anno precedente. Tuttavia, a destare maggiore preoccupazione è la sanità penitenziaria, definita da Ciambriello come una “vera e propria emergenza”, con la continua crescita di patologie psichiche e metaboliche tra i detenuti.













