Come una sirena, avvolta in un candido abito impreziosito da brillantini, Serena Rossi ha illuminato l’arena della Certosa di Padula con lo spettacolo “Serenata a Napoli” tenendo la scena per oltre due ore con la sua voce ammaliante.
Un vero e proprio viaggio emozionale, non solo un omaggio profondo alla sua Napoli e alla tradizione musicale partenopea, ma anche un momento di sincera connessione con la propria storia familiare. Ha esordito confessando l’emozione di esibirsi in un luogo così denso di storia e ringraziando il pubblico presente con garbo, quella naturale femminilità tipicamente napoletana che a tratti ricorda la splendida Lina Sastri, e un sorriso stampato sul volto dall’inizio alla fine dello spettacolo. Uno spettacolo che ha voluto più volte celebrare le radici artistiche della famiglia «a casa mia cantano tutti: mia mamma, mio padre, mio nonno, mia nonna, mia zia… e come potevo non cantare io?!».

Il richiamo alla sua famiglia d’arte è stato emozionante. Un nonno che ha scritto per Mario Merola e una connessione con Ria Rosa, nome d’arte di una sua lontana parente, che per Serena è una figura iconica, non solo per la sua carriera musicale anche oltre oceano, ma soprattutto per il suo coraggio e la sua visione di femminista ante litteram. La nonna Concetta, poi, ha vissuto l’esperienza del “treno della felicità” raccontato nel film della Comencini in cui Serena è stata bravissima interprete, ed è la testimonianza di una generazione che ha cercato una speranza altrove, ma sempre con il cuore fermamente ancorato alla propria terra. Sullo schermo, alle spalle di una Serena visibilmente emozionata, immagini della guerra attuale in un racconto che intreccia presente e passato, lasciando spazio anche a qualche amara riflessione.
Serena Rossi non si è limitata a cantare, ha raccontato una storia fatta di amori, legami, sacrifici e speranze, mostrando l’anima di una Napoli che non si arrende mai, con tenacia e dolcezza. L’idea che « a Napoli amore si scrive con due m: ammor» è un richiamo potente alla forza e alla passione con cui il popolo partenopeo vive e percepisce l’amore, un amore che non è solo romantico, ma profondo, comunitario, che si manifesta nei gesti quotidiani e nei legami familiari. Eppure, a Napoli non esiste il verbo amare ma «te voglio bene assaj» è la frase che racchiude tutto: un affetto intenso, che si può trasformare in qualcosa di ancora più grande, in un canto che riporta la città alle sue radici, ma al contempo ne celebra il futuro.
Le emozioni di Serena Rossi si sono intrecciate con la bellezza del luogo, la Certosa di Padula, che è diventata quasi un simbolo di ritorno e di memoria. Serena, con la sua spontaneità, ha reso il concerto un incontro intimo, in cui ha dato spazio alla sua arte e a quella dei sei bravissimi musicisti della piccola band di “Serenata a Napoli”, ma ha anche permesso al pubblico di sentirsi parte di una storia collettiva che va oltre il semplice spettacolo. Ogni nota cantata, ogni parola pronunciata, risuonava come un inno alla Napoli di ieri, oggi e domani.
La Certosa di Padula, con le sue storie, la sua bellezza e la sua importanza storica, è stato il palcoscenico perfetto per celebrare questo legame profondo, con la promessa che la musica, come le sirene, possa far tornare a casa chiunque abbia voglia di ritrovare una parte di sé. Un’esperienza che, alla fine, è rimasta nel cuore di tutti anche grazie agli scatti e agli autografi che Serena ha concesso ai suoi fan con estrema simpatia e disponibilità.
Prossimo e ultimo appuntamento del Certosa Village per salutare un’edizione che ha unito storia, arte e identità sabato 30 agosto tappa del summer tour 2025 “Stasera che sera!” di Sal Da Vinci, artista amatissimo dal grande pubblico.