Intorno alla mezzanotte di ieri si è conclusa la camera di consiglio del Tribunale di Lagonegro per la sentenza di primo del processo “Febbre dell’oro nero” nato dall’operazione condotta dalla Guardia di Finanza e dai Carabinieri nell’aprile del 2021 e che portò alle accuse per diversi indagati di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di frodi in materia di accise e IVA sugli oli minerali, intestazione fittizia di beni e società, riciclaggio, autoriciclaggio e impiego di denaro di provenienza illecita. Il Vallo di Diano ombelico di affari criminali tra Caserta, il comprensorio e anche la Puglia. Sono arrivate numerose condanne per gli elementi di spicco tra gli arrestati ma anche numerose assoluzioni e soprattutto è venuta a decadere l’associazione mafiosa. L’attività di affari illeciti si basava sul contrabbando di idrocarburi con truffa allo Stato. Sono state 34 le persone condannate, assolti poi tutti coloro che erano stati accusati di aver “semplicemente” acquistato gasolio sottobanco.
Inoltre il giudice ha ordinato la confisca delle somme di denaro nella disponibilità di alcune società coinvolte fino al valore complessivo di 14.483.702 euro, dei depositi commerciali, degli impianti di distribuzione e degli automezzi sottoposti a sequestro preventivo dal provvedimento del GIP di Potenza del marzo 2021.
Secondo quanto emerso durante l’indagine le attività illecite riguardavano il contrabbando. Il meccanismo illecito aveva incentivato un giro di frodi all’IVA e di evasione delle accise, consentendo di frodare lo Stato. Si è trattata di un’opera congiunta di carabinieri e Guardia di Finanza sulla truffa allo stato da parte di un’associazione a delinquere che ha visto – secondo le Procure di Potenza e Lecce – unirsi i casalesi, la mafia tarantina e alcuni elementi criminali nel Vallo di Diano. Tra gli elementi di spicco Raffaele Diana (condannato a nove anni, la pena più alta come il figlio Giuseppe), accusato di aver usato i soldi dei casalesi, provenienti dallo spaccio e dall’estorsione, per fare affari illeciti nel Vallo di Diano. Per poterlo fare usava le aziende di idrocarburi di un imprenditore pollese, anch’egli condannato a 9 anni, che in pochi anni è passato da un bilancio quasi pari allo zero a superare i 15 milioni di euro. Nel triangolo è arrivato poi anche il lato pugliese, la mafia tarantina. La caduta dell’associazione mafiosa sarà al centro anche dell’appello che molti dei condannati presenteranno.














