Tutela e sicurezza in sanità: il progetto Dash SafetyCam nato nel Vallo di Diano

La sicurezza del personale sanitario costituisce da tempo una priorità strategica e morale per i sistemi sanitari moderni. L’aumento degli episodi di aggressione, tanto verbale quanto fisica, registrato nei pronto soccorso e nei servizi di emergenza-urgenza, sollecita una riflessione approfondita sulle condizioni di lavoro di medici, infermieri e operatori sociosanitari, chiamati a operare in contesti sempre più complessi e ad alto tasso di stress.

In tale cornice si colloca la Dash SafetyCam, un dispositivo tecnologico di nuova concezione che nasce con l’intento di offrire una tutela aggiuntiva agli operatori impegnati nei servizi di prima linea. Il progetto, frutto della collaborazione tra professionisti del settore sanitario e specialisti di innovazione tecnologica, è stato promosso da Giuseppe La Manna di Padula, operatore sanitario con pluriennale esperienza sul campo, e Ciro Lorusso, esperto di digital transformation, in sinergia con la Digital Enterprise.

“La dashcam rappresenta uno strumento essenziale per la salvaguardia dell’operatore sanitario – ha spiegato La Manna -, consente di svolgere il proprio lavoro con maggiore serenità, garantendo un presidio contro potenziali episodi di violenza, fisica o verbale. Non si tratta soltanto di una misura difensiva, ma di un passo verso la costruzione di un clima di fiducia reciproca tra professionisti e cittadini”.

L’intento dichiarato del progetto va infatti oltre la mera documentazione di eventi critici. La Dash SafetyCam si propone come elemento di cultura organizzativa, capace di rafforzare la trasparenza e la responsabilità relazionale nei contesti assistenziali. “Chi lavora in sanità agisce per vocazione e senso di servizio, ma si trova spesso ad affrontare situazioni di tensione e incomprensione. Disporre di uno strumento di registrazione oggettivo significa proteggere non solo la persona, ma anche la verità dei fatti, in un’ottica di equità e rispetto reciproco”, ha spiegato La Manna.

Dal punto di vista tecnico, il dispositivo si distingue per le dimensioni estremamente contenute, “grande quanto un confetto”, e per la capacità di effettuare registrazioni continue e di alta qualità negli ambienti più sensibili. “La Dash SafetyCam nasce per garantire sicurezza e trasparenza – ha aggiunto -. Oltre alla funzione deterrente rispetto a comportamenti aggressivi, rappresenta una risorsa probatoria in caso di contenziosi, offrendo un contributo oggettivo ai procedimenti legali e disciplinari”.

Il progetto si inserisce in una più ampia traiettoria di innovazione etico-tecnologica applicata al mondo sanitario, in cui la tecnologia è intesa non come sostituto della relazione umana, ma come strumento abilitante di un ambiente di lavoro più equo, protetto e consapevole. Tuttavia, come evidenzia Lorusso, “ogni introduzione tecnologica richiede una riflessione attenta sugli equilibri tra sicurezza e tutela della privacy.”

L’uso di dispositivi di registrazione in ambito sanitario solleva infatti interrogativi complessi riguardanti la protezione dei dati personali, il consenso informato dei pazienti e la gestione delle immagini. “Solo attraverso linee guida chiare e condivise sarà possibile assicurare un impiego conforme ai principi del Regolamento Europeo sulla protezione dei dati (GDPR) e rispettoso della dignità di tutte le persone coinvolte”.

Non meno rilevante è la dimensione culturale del cambiamento. L’introduzione di tecnologie di sorveglianza, anche se orientate alla tutela, può generare perplessità tra gli stessi operatori, talvolta preoccupati da un possibile clima di controllo. “È fondamentale, ammonisce Lorusso, promuovere una regolamentazione a livello nazionale o regionale che ne definisca finalità, limiti e responsabilità d’uso. La Dash SafetyCam va concepita come un dispositivo di protezione individuale, non dissimile dai guanti o dai camici: un presidio di sicurezza, non uno strumento di sorveglianza”.

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