Nuove scoperte emergono dagli scavi della villa di Civita Giuliana, vicino Pompei, dove gli archeologi hanno ritrovato alcune anfore con fave e un grande cesto di frutta nel quartiere servile. Le fonti antiche suggerivano che, paradossalmente, gli schiavi potessero godere di una dieta più equilibrata rispetto ad alcuni cittadini liberi, e i nuovi ritrovamenti sembrano confermarlo. Le fave e la frutta – alimenti ricchi di proteine e vitamine – integravano una dieta basata principalmente sul grano, indispensabile per mantenere in salute i lavoratori considerati “strumenti parlanti”.








Le stanze, piccole celle di circa 16 mq, ospitavano fino a tre persone. Gli alimenti venivano conservati al primo piano, probabilmente per proteggerli dai roditori e per permettere un maggiore controllo sulla distribuzione dei razionamenti, affidata forse ai servi più fidati. Si stima che per i circa cinquanta schiavi del quartiere servile fossero necessari oltre 18 tonnellate di grano all’anno, coltivato su circa 25 ettari di terreno.
Durante gli scavi sono stati rinvenuti anche calchi di porte e attrezzi agricoli, tra cui un possibile aratro. Il direttore di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, ha sottolineato come queste scoperte rendano evidente la contraddizione del sistema schiavistico antico, in cui esseri umani venivano trattati come strumenti ma rimanevano, nella quotidianità, simili ai loro padroni.
La villa di Civita Giuliana è al centro di un progetto di scavo iniziato nel 2017 per contrastare i saccheggi e proseguito con nuove indagini nel 2023-24. Attualmente è in corso un intervento di demolizione e valorizzazione che consentirà di ampliare le ricerche e ricostruire l’organizzazione completa del quartiere servile, elemento chiave per la conservazione e lo studio dell’intera area.














