La decisione del Gip del Tribunale di Potenza di non archiviare il caso di Dora Lagreca, la trentenne di Montesano deceduta quattro anni fa a Potenza, nasce soprattutto sulla presunta incompletezza dell’attività investigativa, maturati nella fase delle indagini preliminari e rimasti privi di adeguato riscontro istruttorio. L’unico indagato – per istigazione al suicidio – resta il fidanzato Antonio Capasso.
Assume rilievo determinante la consulenza tecnica informatica depositata dalla difesa, redatta dal perito Michele Vitiello, sul telefono cellulare e, soprattutto, la critica sulle modalità di acquisizione forense adottate dal Pubblico Ministero. “La consulenza evidenzia come l’attività svolta si sia limitata a una estrazione di tipo logical / filesystem limitata, idonea esclusivamente alla acquisizione dei dati attivi presenti sul dispositivo, ma inidonea, per definizione tecnica, al recupero dei file cancellati, dei residui allocativi e delle porzioni di memoria non indicizzate dal sistema operativo”.
Ulteriore profilo di incompletezza viene individuato nella mancata valorizzazione investigativa dell’uso anomalo del dispositivo in prossimità temporale dell’evento, nonché nella localizzazione successiva del telefono in specifiche aree commerciali, dati già emersi ma non sottoposti ad alcuna analisi tecnica approfondita né correlati in modo sistematico alla sequenza temporale degli eventi. Capasso sarebbe stato individuato – per la difesa – nei pressi di due negozi di telefonia. Lo rende noto lo stesso perito anche dopo aver esaminato le 105 pagine di motivazioni da parte del giudice per le indagini preliminari.
Ora il gip ha disposto altri tre mesi di indagini.
“Un traguardo – scrivono da Libera Basilicata – reso possibile grazie alla caparbietà dei difensori della famiglia di Dora, Cristiana Coviello e Renivaldo Lagreca. Insieme il Presidio Libera Potenza e Penelope Italia Odv continueremo ad andare avanti, ad essere al fianco dei tuoi familiari, a chiedere Verità e Giustizia per te dolcissima Dora. Continueremo e gridare forte il tuo nome nelle aule dei tribunali, nel vento, oltre il muro del silenzio e dell’ indifferenza”.















