La leggenda del pugile americano noto come Benny Yanger affonda le radici nel cuore del Vallo di Diano, a Teggiano. Nato il 18 febbraio 1882 con il nome di Benedetto Francesco Gangone da Antonio Gangone e Francesca Sgangarella, emigrò con la sua famiglia negli Stati Uniti all’età di pochi anni, stabilendosi prima a New York e poi a Chicago. Negli Stati Uniti adottò il nome Frank Angone e si fece rapidamente un nome nel mondo della boxe come Benny Yanger, soprannominato “The Tipton Slasher” per il suo stile aggressivo e la capacità di scatenare attacchi incisivi sul ring.

Yanger debuttò come pugile professionista il 14 giugno 1899 a Chicago, appena diciassettenne, e nel corso della sua carriera fu protagonista di alcune delle sfide più dure e affascinanti dell’era d’oro dei pesi piuma. Tra i suoi risultati più significativi si ricordano vittorie contro avversari del calibro di Young Corbett II e George Dixon, e soprattutto la storica affermazione su Abe Attell, campione dominante della categoria, in un match di 19 round nel 1902 che molti testimoni dell’epoca considerarono un titolo non ufficiale.
Il pugile di origini teggianesi si fece apprezzare per la sua forza, la tecnica e la tenacia, affrontando tra gli altri anche Joe Bernstein e altri nomi di spicco del pugilato americano di inizio Novecento. Anche se non gli venne mai assegnato formalmente un titolo mondiale, i contemporanei lo considerarono uno dei combattenti più pericolosi e talentuosi della sua epoca.
Yanger combatteva prevalentemente nella divisione dei pesi piuma e leggeri, e secondo i registri storici concluse la sua carriera con oltre cinquanta vittorie in un totale di circa ottanta incontri disputati, con un bilancio di successi, sconfitte e pareggi che lo colloca tra i pugili di rilievo di quegli anni.
Dopo il ritiro dal ring, Yanger rimase legato al mondo della boxe lavorando anche come istruttore presso la Chicago Athletic Association, contribuendo alla formazione di nuove generazioni di pugili. Morì il 15 aprile 1958 al Masonic Hospital di Chicago all’età di 76 anni, lasciando un’eredità di coraggio e tecnica che tuttora affascina gli appassionati di storia del pugilato.
La sua vicenda, quella di un giovane emigrato da Teggiano che si fece strada nel pugilato americano all’inizio del Novecento e che incrociò i guantoni con alcuni dei campioni più forti di sempre, rimane un capitolo affascinante della storia sportiva italo-americana.