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venerdì, 17 Aprile, 2026
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Erosione costiera e mareggiate a Sapri, Casal Velino ed Ascea. Il Codacons attacca: “13 milioni spesi e il mare avanza, ora qualcuno risponda”

Le ultime mareggiate che hanno colpito il litorale cilentano riportano con forza sotto i riflettori l’emergenza erosione nel Golfo di Velia, dove il mare continua ad avanzare, divorando spiagge, minacciando infrastrutture e mettendo in ginocchio l’economia turistica locale.

A Casal Velino, Ascea e Sapri, le onde hanno raggiunto la sede stradale, causando chiusure, disagi e gravi criticità ai lungomari. Scene che, per residenti e operatori turistici, non rappresentano più un’eccezione dovuta al maltempo, ma la conferma di un fenomeno strutturale che si aggrava di anno in anno.

Gran parte del litorale appare profondamente compromesso: tratti di spiaggia erosi, stabilimenti balneari a rischio, cedimenti evidenti e una fragilità territoriale ormai conclamata. Una tragedia ambientale e sociale annunciata, che non può più essere liquidata come effetto episodico di eventi atmosferici estremi.

Negli anni scorsi erano stati annunciati progetti di riqualificazione e difesa costiera — barriere frangiflutti, ripascimenti, interventi strutturali per un valore complessivo di decine di milioni di euro — ma, secondo le denunce, senza risultati concreti e duraturi. Al centro delle polemiche, circa 13 milioni di euro già spesi nel Golfo di Velia che non avrebbero prodotto opere capaci di arginare in modo efficace l’avanzata del mare.

A sollevare con forza la questione è il Codacons Cilento, attraverso l’avvocato Bartolomeo Lanzara, che chiede chiarezza e responsabilità: perché gli interventi finanziati non hanno risolto il problema? Perché non è stato predisposto un piano organico e realmente efficace di difesa costiera? E perché si continua a parlare di convegni e progetti senza opere strutturali capaci di proteggere territorio e comunità?

Il comparto turistico, colonna portante dell’economia cilentana, paga oggi il prezzo più alto. L’erosione non compromette soltanto il paesaggio, ma incide direttamente sui bilanci delle imprese, riduce l’attrattività delle località balneari e genera un clima di incertezza che frena investimenti e programmazione.

Le mareggiate, ormai sempre più frequenti e violente, rappresentano la manifestazione visibile di una criticità che richiede interventi strutturali immediati, pianificazione a lungo termine e un’assunzione chiara di responsabilità da parte degli enti competenti, dei progettisti e della classe politica locale e regionale.

Prima di annunciare nuovi stanziamenti pubblici, chiedono cittadini e imprese, occorre spiegare che fine abbiano fatto i fondi già investiti, quali errori tecnici o amministrativi siano stati eventualmente commessi e quali correttivi si intendano adottare.

Perché il tempo degli annunci è finito. E mentre il dibattito si trascina, il mare continua a divorare spiagge, infrastrutture e il futuro di un’intera comunità.

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