Sono centinaia i lavoratori precari dell’ASL Salerno attualmente in stato di agitazione su iniziativa della FP CGIL Salerno. Professionisti e operatori che ogni giorno contribuiscono al funzionamento della sanità pubblica chiedono l’applicazione delle norme vigenti e l’avvio dei percorsi di stabilizzazione previsti dalla legge e dalle disposizioni regionali.
La richiesta è emersa con forza durante l’assemblea sindacale organizzata dalla FP CGIL, nel corso della quale lavoratrici e lavoratori hanno ribadito di non chiedere favori ma il rispetto delle normative nazionali e delle indicazioni della Regione Campania, che prevedono procedure per la stabilizzazione del personale precario nelle aziende sanitarie.


Tra i professionisti coinvolti figurano farmacisti, biologi, psicologi, tecnici, sociologi, assistenti sociali, amministrativi, data manager, fisioterapisti e operatori socio-sanitari. Figure considerate fondamentali per garantire servizi essenziali come i Livelli Essenziali di Assistenza, gli screening oncologici, le cure palliative, il supporto alle fragilità, la prevenzione e il contrasto alle dipendenze.
La platea dei precari comprende anche ingegneri e architetti impegnati nei progetti infrastrutturali della sanità territoriale, senza i quali – sottolinea il sindacato – l’azienda sanitaria rischierebbe di non riuscire a completare e rendicontare interventi strategici come ospedali e Case di comunità.
Durante l’incontro è stato lanciato anche un appello ai media per dare visibilità alla vertenza e alle condizioni di molti borsisti che lavorano nei servizi sanitari spesso senza tutele piene su ferie, infortuni, gravidanza o maternità. Il sindacato ha chiesto inoltre l’intervento delle istituzioni, dal Prefetto al presidente della Regione Roberto Fico fino all’assessore regionale al lavoro Angelica Saggese.
Secondo quanto riferito dalla FP CGIL, dal confronto tenutosi oggi con la parte pubblica sarebbero arrivate prime aperture sulle richieste avanzate dalla delegazione sindacale e dagli RSU. Al centro della trattativa resta il recupero del fabbisogno di personale, stimato in circa 150 unità in diversi profili professionali, ritenuto necessario per garantire continuità ai servizi sanitari sul territorio.













