Sotto il noce di Benevento, la strega vola finalmente nella Storia

Si è tenuto nel Sannio il primo convegno italiano dedicato al volo notturno delle streghe. Un evento che restituisce dignità accademica a un tema rimosso, tra archivi polverosi, unguenti magici e un dialogo inedito con criminologi e neuroscienze.

Per secoli, se ne parlava sottovoce, come di una leggenda indegna di attenzione. «Non interessa la Storia», sentenziò un canonico settecentesco, cancellando dalle cronache il rogo di una povera cameriera. Ma lo scorso maggio, nell’aula magna dell’Università Giustino Fortunato, quelle voci hanno trovato finalmente una cattedra.

“Sopra l’acqua e sopra il vento” è stato il titolo (e il sortilegio) che ha aperto le danze: il primo convegno nazionale interamente dedicato al mito del volo stregonico. Non un raduno di appassionati, ma un vero e proprio atto di fondazione, con storici, antropologi e persino criminologi arrivati da tutta Europa.

Il “miracolo” beneventano

Che tutto ciò accada a Benevento non è un caso. È qui, sotto il mitico noce magico – dove le streghe d’Italia si davano appuntamento in sogno o realtà – che la Fondazione Terre Magiche Sannite e il Laboratorio “Giuseppe Bonomo” (Unifortunato) hanno deciso di sfidare decenni di pregiudizio. Per troppo tempo, spiegano i promotori, studiare la stregoneria è stato considerato un modo per «sporcare le carte» della Storia con la “S” maiuscola. Oggi, quel margine diventa un centro di eccellenza.

«È un piccolo miracolo – ha dichiarato il coordinatore del Laboratorio, prof. Paolo Portone ». «L’obiettivo ambizioso- ha aggiunto- è costruire un database nazionale di tutti i processi per stregoneria in Italia, favorendo la collaborazione tra università, archivi e ricercatori indipendenti».

Dal volo delle streghe alla “Saponificatrice”

Cosa significa davvero “volare” per una donna del Cinquecento? Un delirio indotto da unguenti a base di giusquiamo? Un’estasi mistica fraintesa dall’Inquisizione? O la metafora di una libertà inaccettabile per il potere?

Le due relatrici d’onore, le professoresse Rita Voltmer (Trier) e Marina Montesano (Messina), hanno mostrato come l’iconografia della strega volante non sia nata dal nulla, ma dall’intersezione di tradizioni nordiche, classiche e teologiche. Un viaggio che parte dalle saghe islandesi e arriva ai trattati demonologici tedeschi, dove la scopa diventa il simbolo visivo della colpa.

Un interessante contributo è arrivato dalla criminologia. Cecilia Monti Canestrari ha riletto il caso di Leonarda Cianciulli, la “Saponificatrice di Correggio”. Originaria dell’Irpinia, l’assassina seriale diceva ai giudici: «Non so come io feci, forse volai…». Un agghiacciante collegamento tra il retaggio delle masciare campane e i disturbi dissociativi moderni.

La voce perduta delle masciare

Dimenticate le divagazioni hollywoodiane. Nel corso delle due giornate, sono stati i documenti polverosi degli archivi a fare più rumore. È riemersa così la confessione di una donna imprigionata a Napoli nel 1586, che riportava la formula magica per raggiungere il famoso noce: «Sopra acqua et sopra vento, portame alle noce de Benevento», la stessa recitata un secolo prima da  Matteuccia di Francesco, condannata al rogo a Todi nel 1428  .

Proprio quelle parole, recuperate dal silenzio, hanno dato il titolo al convegno. Parole che oggi, finalmente, non devono più essere cancellate, come ha ricordato in chiusura l’altra organizzatrice, la prof. Debora Moretti.

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