Maxi frode sui bonus edilizi: sequestri per 160 milioni di euro, coinvolti oltre 240 soggetti in tutta Italia

Un sistema fraudolento esteso e ramificato, fondato sulla creazione di crediti fiscali inesistenti legati ai principali incentivi statali per l’edilizia, è stato smantellato dalla Guardia di Finanza di Salerno al termine di una complessa attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica.

Nella giornata odierna, i militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo di beni e valori per un importo complessivo di circa 160 milioni di euro, disposto dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Salerno. Il provvedimento ha interessato oltre 240 soggetti, tra persone fisiche e giuridiche, distribuiti sull’intero territorio nazionale.

L’operazione riguarda presunte frodi legate ai bonus edilizi introdotti negli ultimi anni, tra cui Bonus Facciate, Superbonus 110%, Ecobonus e Sismabonus. Le indagini hanno portato inoltre alla notifica dell’avviso di fissazione di interrogatorio preventivo nei confronti di nove persone, destinatarie di una richiesta per l’eventuale applicazione di misure cautelari personali.

Secondo quanto emerso dagli accertamenti del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Salerno, il sistema illecito sarebbe stato riconducibile a due organizzazioni criminali con base nella provincia salernitana, nelle quali avrebbero avuto un ruolo determinante professionisti e imprenditori.

Gli investigatori hanno ricostruito un meccanismo che si sarebbe fondato sull’utilizzo di oltre 80 società sparse in tutta Italia, la quasi totalità delle quali risultate prive di una reale struttura imprenditoriale. Si tratterebbe delle cosiddette “società cartiere”, formalmente incaricate di eseguire lavori di riqualificazione edilizia su circa 200 immobili distribuiti sul territorio nazionale, interventi che, secondo l’ipotesi accusatoria, non sarebbero mai stati realizzati.

Tra gli immobili coinvolti figurerebbero sia proprietà riconducibili agli stessi indagati sia beni appartenenti a soggetti completamente estranei ai fatti, compresi privati cittadini e alcuni enti pubblici, tra cui Comuni.

Un ruolo centrale sarebbe stato svolto da due professionisti contabili, ritenuti promotori delle presunte associazioni per delinquere. Secondo gli investigatori, questi avrebbero costituito e gestito numerose società coinvolte nello schema fraudolento e, grazie all’abilitazione all’accesso alla piattaforma dell’Agenzia delle Entrate per la cessione dei crediti, avrebbero trasmesso le comunicazioni necessarie a generare milioni di euro di crediti fiscali inesistenti.

I crediti così creati sarebbero stati successivamente monetizzati attraverso la cessione a società ignare oppure utilizzati in compensazione da imprese compiacenti per il pagamento di imposte realmente dovute, provocando un duplice danno alle casse dello Stato.

Nel corso delle indagini, la Procura ha inoltre ottenuto la liquidazione giudiziale di una società del Salernitano ritenuta strumentale alla commissione di reati di bancarotta fraudolenta, riciclaggio e autoriciclaggio. L’impresa avrebbe intrattenuto rapporti con altre società coinvolte nell’emissione di fatture per operazioni inesistenti per un valore superiore a 335 milioni di euro.

Particolare attenzione è stata dedicata alla ricostruzione dei flussi finanziari dei proventi illeciti. L’analisi delle movimentazioni bancarie ha consentito di contestare ipotesi di riciclaggio e autoriciclaggio per circa 17 milioni di euro, con trasferimenti di ingenti somme anche all’estero, in particolare verso Cina, India e Pakistan.

Le attività investigative, considerate particolarmente complesse per l’elevato numero di soggetti coinvolti e per la diffusione del fenomeno su scala nazionale, sono state sviluppate attraverso un approccio multidisciplinare che ha integrato verifiche documentali, fiscali e contabili con strumenti investigativi avanzati. Tra questi figurano intercettazioni telefoniche e ambientali, pedinamenti, analisi dei tabulati telefonici, esami forensi di dispositivi informatici e il tracciamento degli indirizzi IP riconducibili agli indagati.

L’inchiesta interessa soggetti presenti in Campania e in altre nove regioni italiane: Lazio, Basilicata, Sicilia, Emilia-Romagna, Toscana, Lombardia, Piemonte, Puglia e Veneto.

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