Roscigno Vecchia, la “Pompei del XX secolo”, al centro del rilancio culturale: istituzioni a confronto tra Convenzione di Faro e Piano Olivetti

Roscigno Vecchia, ribattezzata la “Pompei del XX secolo”, torna al centro di un articolato progetto di valorizzazione culturale e rigenerazione territoriale che punta a trasformare il borgo fantasma del Cilento in un modello nazionale di gestione condivisa del patrimonio storico.

L’incontro operativo si è svolto ieri nel cuore del borgo antico, promosso dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Salerno e Avellino, dal Comune di Roscigno e dalla Pro Loco Roscigno Vecchia APS, con la partecipazione di una vasta rete di istituzioni, enti culturali, università e realtà del territorio.

Al centro del confronto la definizione delle future strategie di sviluppo culturale e territoriale del sito, in un percorso ispirato ai principi della Convenzione di Faro e alle linee guida del Piano Olivetti per la Cultura, con l’obiettivo di coniugare tutela del patrimonio, partecipazione delle comunità e crescita sostenibile.

Definito per la sua unicità architettonica e urbanistica come la “Pompei del XX secolo” da Mario A. De Cunzo, primo Soprintendente ai Beni Ambientali, Architettonici, Artistici e Storici di Salerno e Avellino, Roscigno Vecchia rappresenta un caso emblematico di borgo abbandonato ma integro, svuotato progressivamente nel secolo scorso a causa della fragilità geomorfologica del territorio.

Il progetto di rilancio mira a superare approcci meramente conservativi o nostalgici, puntando invece su una rigenerazione culturale capace di generare sviluppo economico, coesione sociale e rafforzamento dell’identità locale. L’obiettivo è trasformare il borgo in un museo diffuso a cielo aperto e in un laboratorio permanente di sperimentazione culturale aperto a studenti, ricercatori, turisti e giovani professionisti.

Un ruolo centrale nel disegno complessivo è svolto anche dal vicino sito archeologico di Monte Pruno, nel territorio comunale di Roscigno, uno dei più importanti contesti indigeni dell’entroterra campano. Proprio in questi giorni sono riprese le campagne di scavo condotte dall’Università degli Studi di Napoli Università degli Studi di Napoli Federico II in collaborazione con la Soprintendenza, nell’ambito di una concessione rilasciata dal Ministero della Cultura.

La sinergia tra borgo storico e area archeologica rafforza l’idea di un sistema culturale integrato, in cui ricerca, tutela e valorizzazione si alimentano reciprocamente. A sostenere il percorso di rilancio vi è anche la Fondazione Banca Monte Pruno, da tempo impegnata nel supporto ai progetti di sviluppo culturale del territorio e nella promozione di iniziative di valorizzazione locale.

L’incontro ha visto la partecipazione dei principali attori istituzionali, tra cui rappresentanti della Provincia di Salerno, dell’Ente Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, dell’Università di Napoli Federico II e di numerose realtà locali impegnate nella tutela e promozione del borgo.

La strategia di rigenerazione punta a costruire un modello innovativo di gestione del patrimonio culturale, fondato sulla partecipazione delle comunità e sulla capacità di integrare tutela e sviluppo. L’obiettivo è rendere Roscigno Vecchia un polo stabile di attrazione culturale, scientifica e turistica lungo tutto l’anno.

In questa prospettiva, il borgo si candida a diventare non solo un simbolo della memoria storica del Cilento, ma anche un esempio concreto di come i beni culturali possano rappresentare un motore di sviluppo sostenibile e condiviso.

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