
A oltre trent’anni dalla scomparsa di Elisa Claps, il caso torna al centro dell’attenzione. La Procura della Repubblica di Potenza ha infatti riaperto da circa due anni le indagini sul ritrovamento del corpo della giovane e su eventuali complicità che potrebbero aver favorito l’occultamento del cadavere o ostacolato l’accertamento della verità.
A rivelarlo, nel corso della trasmissione televisiva “Chi l’ha visto?”, è stato Gildo Claps, fratello della sedicenne potentina scomparsa il 12 settembre 1993 e ritrovata senza vita soltanto nel marzo 2010 nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità di Potenza.
«Da due anni la Procura di Potenza ha riaperto con coraggio le indagini sul ritrovamento del corpo e sulle complicità», ha dichiarato Gildo Claps durante la diretta della trasmissione andata in onda mercoledì 1° luglio.
Per l’omicidio di Elisa Claps è stato condannato in via definitiva Danilo Restivo a 30 anni di reclusione. Nel frattempo, Restivo si era trasferito nel Regno Unito, dove nel 2002 uccise la vicina di casa Heather Barnett. Per quest’ultimo delitto è stato condannato dalla giustizia britannica a una pena minima di 40 anni di carcere.
Nel corso della trasmissione è intervenuta anche Filomena Iemma, madre di Elisa, che ha espresso fiducia nel lavoro degli inquirenti.
«È un’indagine difficile, complessa, però siamo ottimisti. Credo che sia un bel segnale anche per le tante famiglie i cui casi sono ormai sepolti: non disperate mai», ha affermato.
La riapertura del fascicolo rappresenta un nuovo tentativo di fare piena luce su uno dei casi di cronaca nera più dolorosi e discussi degli ultimi decenni, con l’obiettivo di chiarire eventuali responsabilità ancora inesplorate legate alla lunga permanenza del corpo della giovane nel sottotetto della chiesa e all’eventuale coinvolgimento di altre persone.













