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sabato, 4 Luglio, 2026
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Deposito unico delle scorie nucleari, dalla Basilicata un nuovo no. Anci e assessore Pepe ribadiscono la contrarietà al progetto

ritorno del dibattito sull’ipotesi di realizzare in Basilicata il deposito unico nazionale dei rifiuti radioattivi, riaccende un confronto che da oltre vent’anni rappresenta uno dei temi più sensibili per il territorio lucano. In vista del convegno in programma al Grande Albergo di Potenza, dedicato alla sicurezza energetica e alle possibili opportunità connesse all’infrastruttura, torna al centro dell’attenzione una questione che continua a dividere il dibattito pubblico e istituzionale. A ribadire una posizione di netta contrarietà è il vicepresidente e assessore alle infrastrutture e ai trasporti della Regione Basilicata, Pasquale Pepe, che conferma il proprio no all’eventuale realizzazione del deposito unico delle scorie nucleari sul territorio lucano. Una convinzione, sottolinea, maturata nel tempo e mai venuta meno, sia sul piano personale sia su quello politico. Secondo Pepe, la Basilicata ha già sopportato nel corso degli anni il peso di decisioni che ne hanno limitato le prospettive di sviluppo e oggi deve invece guardare alla valorizzazione delle proprie risorse, senza essere destinata a ospitare infrastrutture che potrebbero incidere sulla sua immagine e sulle sue potenzialità economiche.

L’assessore richiama inoltre la mobilitazione che nel 2003 vide protagonista il popolo lucano nelle storiche giornate di Scanzano Jonico, ricordando come quella vicenda abbia rappresentato una delle più significative espressioni di partecipazione civile nella storia della regione. Per Pepe, quella volontà popolare resta ancora oggi un riferimento imprescindibile e merita di essere rispettata senza equivoci.

Intanto l’Anci Basilicata ribadisce il proprio no all’ipotesi di nuovi impianti nucleari e di un deposito di scorie sul territorio regionale. I sindaci lucani, all’unanimità, sottolineano che la Basilicata ha già dato un contributo significativo al sistema energetico nazionale e non può essere chiamata a nuovi sacrifici. La contrarietà al nucleare, definito impropriamente “sostenibile”, si fonda sul rispetto dell’esito dei referendum e sulla mancata soluzione del problema delle scorie già esistenti. “Non abbiamo ancora chiuso i conti con le scorie del passato. Come potremmo accettare di crearne di nuove?”, afferma l’Anci Basilicata.

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